Nel suo ultimo libro La macchina della propaganda europea (Guerini e associati, 2026) Lei esplora il ‘soft power’ dell’Unione europea. Che cosa intende, concretamente, con questa espressione?
Il punto di partenza di questa ricerca era concentrarsi su un aspetto della superstruttura europea che era stato pressoché ignorato fino a quel momento, anche dai critici. Negli ultimi dieci anni si è diffusa nel nostro paese una vasta letteratura critica nei confronti dell’Unione europea, a cui anch’io ho contribuito, ma potremmo dire che tutte queste critiche si sono concentrate sulla dimensione dell’‘hard power’: l’insieme dei vincoli economici e istituzionali che limitano la sovranità democratica degli Stati membri.
Trecentosessantagradi
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