Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Hannah Arendt scrisse La banalità del Male, un libro, poi divenuto assai famoso, in cui l’autrice sosteneva che il male fosse provocato non già dalla malignità dell’anima, bensì dall’ignoranza. Pur volendo considerare la tesi della Arendt, ad oggi il quadro risulta ben più complesso e articolato: la massificazione degli individui, l’isolamento sociale e l’invasione della sfera del privato operato dalle democrazie autoritarie contribuiscono decisamente ad acuire la mancanza di coscienza di fronte alle più sconvolgenti tragedie.
Autore
Roberto Giacomelli
Roberto Giacomelli
Psicanalista e naturopata, formatore di difesa psicologica e combattimento reale, è anche maestro di sport da combattimento e autore di libri tra cui 'Il Licantropo', per le edizioni Passaggio al Bosco.
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