Partiamo anzitutto dalle origini: Contrasti. Perché questo nome e qual è stata la scintilla che ha portato alla nascita della rivista?
‘Contrasti’ perché nel nome c’è il programma. In una narrazione – in questo caso sportiva – mai così omologata, superficiale, vittima dei ritornelli e delle ideologie del proprio tempo, il nostro scopo fin dall’inizio è stato quello di creare dibattito e di dare voce a chi non si riconosceva nel racconto mediatico dominante prestato allo sport. Un racconto permeato dal sensazionalismo, dalla retorica ‘un tanto al chilo’, dalla spettacolarizzazione in assenza di spettacolo, e strutturato su conflitti di interesse e amichettismi vari. Lo sport ha una sua dignità, anche letterario-culturale, e noi volevamo rendergliela.

