Il terrore e la tagliola del politicamente corretto stanno inibendo il giornalismo italiano? Oppure la maleducazione culturale e l’appiattimento mentale del cosiddetto ‘popolo’ ha influito sullo scadimento qualitativo del giornalismo italiano? La mediocrità sta trascinandoci verso il baratro?
Ritengo che entrambi i fattori abbiano contribuito a questo sfacelo: sia la censura terroristica del politically correct, sia il crollo della qualità del giornalismo italiano. Ciò, ovviamente, assieme all’instupidimento generale e l’abbassamento culturale della popolazione. Tuttavia, bisogna pensare che il giornalista medio che si genuflette al politicamente corretto – sia per viltà, sia per prudenza – è comunque un lavoratore dipendente e il suo stipendio dipende dal fatto che sappia accontentare il padrone, il direttore della testata, il quale è sempre uno di quelli che appartengono alla cerchia dei ‘padroni del discorso’. Basta sfogliare solo qualche pagina, anche online, dei giornali più noti come Corriere e Repubblica, per rendersene conto: un lenzuolo di menzogne del regime… Immaginate un giornalista a busta paga del direttore di Repubblica – che, se ricopre quel ruolo, è un fedele allineato agli USA e non potrebbe discostarsene – il quale proponesse 2-3 articoli contro la NATO… Durerebbe poco in un giornale così e, poi, avrebbe difficoltà a lavorare altrove. Chi impone il politicamente corretto, dunque, sono proprio i direttori e, se vuoi fare il giornalista coraggioso, rischi di fare la fine di Assange e Snowden. Meteo, varietà e costume – sempre nei limiti – sono gli argomenti prediletti: per il resto, non si deve disturbare il potere.
Autore
Maurizio Blondet
Maurizio Blondet
Giornalista dal 1970 per testate quali 'Gente', 'il Giornale', 'Avvenire' e 'La Padania'. Diffonde tesi alternative alle verità ufficiali anche tramite il suo blog maurizioblondet.it e conferenze.
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