Cinquant’anni della tragica scomparsa del poeta e regista, uno dei pochi veri intellettuali del Novecento: cosa resta di lui?
Pasolini è stato contemporaneamente poeta, narratore, regista cinematografico e teatrale, polemista che scriveva sui giornali; un giornalista a suo modo, un intellettuale che si impone sulla scena internazionale su temi come il corpo e l’immagine, la politica, il rapporto tra tempo storico e quello mitico. Intellettuale disorganico, plurale e inattuale. Riprendendo Augusto Del Noce, potremmo dire che è stato anche un filosofo. Lo ha rilevato in un bel libro intitolato Pasolini inattuale (Edizioni Mimesis) Giacomo Marramao: c’è indubbiamente nella sua opera, soprattutto nell’ultima fase, quella segnata dagli Scritti corsari e dalle Lettere luterane, una sua filosofia. Che, a mio avviso, è quanto risulta più utile alla nostra contemporaneità.

