«Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria, l’honore et onne benedictione,
ad Te solo, Altissimo, se konfàno
et nullu hono ène dignu Te mentovare».
È la più bella composizione poetica di tutto il mondo e di ogni tempo. La sua è una bellezza assoluta, cosmica, totale, che penetra tutto il creato e che arriva quasi a lambire l’ineffabilità di Dio. Nemmeno il Salomone del Cantico dei Cantici, nemmeno il Dante della Preghiera di San Bernardo a Maria («Vergine Madre, Figlia del Tuo Figlio») sono arrivati tanto in alto e così in profondo. Era il 1224, e Francesco giaceva ammalato su un lettuccio del suo San Damiano, la chiesetta diroccata dove una ventina di anni circa prima aveva ricevuto dal Cristo crocifisso il messaggio che aveva cambiato la sua vita. I grandi interpreti del Povero d’Assisi hanno scritto molto su di lui, sugli ultimi anni della sua giornata terrena, sul suo rapporto con Chiara e le altre «povere dame di San Damiano» e di quegli stessi pochi, ispirati, altissimi versi. Sappiamo su ciò tutto quello che c’è da sapere e che si può sapere.

