Se lo spettro della guerra nucleare si credeva ormai sepolto tra i polverosi archivi della guerra fredda, evaporato con la consequenziale ‘fine della storia’, lo si trova, invece, nuovamente minacciare territori e popoli, traslando dalle steppe russe al mar Mediterraneo, dove infiammano le aree di crisi. La ridefinizione degli equilibri geopolitici ha reso labile e precario quello che Massimo Fini – riferendosi alla minaccia nucleare in Elogio della guerra – ha definito «equilibrio del terrore». Equilibrio che, basandosi sulla reciproca dissuasione per evitare la reciproca distruzione, mira a «impedire l’impossibile proprio mantenendo la sua perenne possibilità». La nefasta ipotesi di un conflitto nucleare che negli ultimi tempi aleggia sull’umanità – e, in particolare, sui popoli europei, mediterranei e mediorientali – ci pone, pertanto, dinnanzi a un grande interrogativo: se l’impensabile dovesse accadere, come verranno gestite le conseguenze del ‘day after’?
Autore
Filippo Romeo
Filippo Romeo
Consulente nell’ambito della sicurezza ed esperto di questioni geopolitiche e scenari di rischio del sistema Paese, nonché collaboratore di riviste del settore, sia nazionali che estere.
L’uomo, pur essendo figlio della terra, ha intessuto nel corso dei millenni un forte legame con il mare al punto da far teorizzare a Schmitt che i due elementi, terra e mare, …
Le forti e inesorabili perturbazioni in ambito geopolitico ed economico generate dalla crisi pandemica e dal conflitto ucraino condurranno a una totale ridefinizione degli assetti in campo, i cui effetti non tarderanno …

