La lirica dei belvederi e dei giardini di Arcadia innesta nei nostri cuori l’immagine di una nazione ridotta alle lingue e alla vita naturale delle genti che coabitano nei suoi lembi di terra – fertile e laboriosa – senza alcun legame a unirle: spezzate nella loro piccola realtà. È senz’altro una visione romantica; ma il fascino ingenuo che può suscitare nelle anime, non si distingue affatto dall’interesse che si prova nell’osservare la farfalla che vola, che vive, e che presto perirà senza aver lasciato alcuna traccia di sé.
È il fascino delle carte che, gettate nei bagliori del camino, bruciano tra i suoi tizzoni senza raccontare – nella storia della vita – il contenuto, forse prezioso, racchiuso in loro: è il potenziale di un popolo che diviene cenere, perché rimane in balia dell’ombra rassicurante del cipresso dietro cui si è rifugiato, e che si nutrirà di tutte le sue generazioni.
Autore
Emanuele Ennio Quattrini
Antonio Sardinha, nato il 9 settembre del 1887 a Monforte, in Portogallo, è stato uno degli esponenti più importanti della Contro-Rivoluzione lusitana. Poeta, storico e politico, si distinse come saggista, polemista e …

