In Città divise hai raccontato luoghi e persone con storie piuttosto travagliate: c’è un minimo comune denominatore per questi contesti?
Pubblicare questo testo nel mese di maggio 2022, quando parlare di qualsiasi tematica che non fosse la guerra in Ucraina era un suicidio totale, ha un valore piuttosto simbolico. Non ero uscito di testa, bensì volevo raccontare che questa guerra è in realtà figlia di una catena causale che parte da molto lontano e che però alle volte, agli occhi dell’opinione pubblica italiana e occidentale, rimane totalmente sconosciuta. Del resto, dallo scoppio definitivo della crisi in Ucraina non si è più parlato di tutti gli altri scenari di crisi in giro per il Mondo che erano e sono ancora attivi. E di Ucraina se ne è parlato fino al 7 ottobre 2023, per poi dimenticarsene: così funziona l’opinione pubblica e la sua consapevolezza.

