Quello di un conclave, l’elezione di un papa, è un momento che, nella tradizione, dovrebbe essere caratterizzato esclusivamente da raccoglimento mistico e profonda spiritualità. Non solo per i cardinali, ma anche (e forse soprattutto) per i fedeli, che trepidanti e colmi di speranza dovrebbero attendere l’ora fatidica dell’habemus papam. Si tratta, infatti, del momento in cui i porporati dovrebbero affidarsi allo Spirito Santo, affinché li guidi nella scelta del nome più adeguato per ascendere al soglio petrino. Nulla di tutto questo, però, sembra essere trapelato, alla cosiddetta ‘opinione pubblica’, dal conclave di maggio che ha decretato l’investitura dello statunitense Robert Francis Prevost, divenuto Leone XIV. Non perché, intendiamoci, lo Spirito Santo non abbia avuto un ruolo – sarebbe blasfemo anche solo pensarlo – ma piuttosto perché, mai come in questa occasione, si è assistito alla trasformazione dell’elezione del pontefice in un vero e proprio evento mediatico, alla stregua di qualsiasi altra scadenza elettorale democratica.
Autore
Cristiano Puglisi
Cristiano Puglisi
Classe 1984. Giornalista professionista ed esperto in comunicazione e relazioni istituzionali.
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