Assistiamo a una vera e propria ossessione per il concetto di ‘libertà di parola’. Ma più se ne parla e meno la si pratica, no?
Infatti, possiamo parlare di tutto quanto è buono e giusto: la cultura woke… e basta! Di tutto il resto non possiamo parlare perché contrario alle regole della community. Rappresenta infatti istigazione all’odio e alla violenza. Non ce l’ho col woke in sé. Ognuno dovrebbe essere libero di fare le sue scelte. Per cui per me va bene anche sentirsi cane purché non si nuoccia a nessuno. Il problema è che non c’è reciprocità e certe scelte sono invece escluse. Tutto quello che deroga dalla propaganda del potere viene bollato come fascismo. E c’è un lato inedito: mai la censura aveva raggiunto gli attuali vertici di comicità. Per Facebook il Crocefisso della Via Crucis è osceno perché rappresenta un nudo maschile. Gli algoritmi di questo social network mi hanno cancellato anche la villa La balena, capolavoro di architettura déco, perché il termine ‘balena’ suona irrispettoso nei confronti della sua stazza architettonica. Interagendo con algoritmi, fact checker alla ricerca di un contesto che non trovano mai e altre amenità, il tempo scorre e non c’è tempo per condividere le notizie importanti.

