I social network sono ormai pervasi da influencer che propongono contenuti banali e scurrili nelle immagini, nelle parole e nei contenuti in generale. Tu, al contrario, proponi testi riflettuti e perspicaci, ma che scorrono leggeri e coinvolgenti. Perché oggi è sempre più raro dedicarsi alla ricerca della parola giusta, del tono educato, del significato esatto, recuperando anche quella profondità della lingua italiana, ormai in via di declino?
Forse alcuni di noi nascono un po’ anziani, se vogliamo ammetterlo una buona volta. Sto più volentieri con gli over 60, leggo saggi che farebbero cascare i maroni anche a Montanelli, faccio ricerca musicale per fuggire a ciò che propone la radio: insomma, mi barcameno tra i miei gusti over-age e l’allenamento a selezionare, che credo sia fondamentale per la nostra vita privata e professionale. La ricerca della parola perfetta fa parte del mio lavoro, è uno degli strumenti più che una proposta: anche come pubblico, trovo molto più divertenti le battute quando vengono dette con discrezione e proprietà di linguaggio. Nei miei spettacoli, del resto, c’è anche il turpiloquio ma è molto bello vedere come il pubblico goda quando una parolaccia viene detta con un certo stile.

