Il cinema italiano, diventato maturo e sviluppatosi in maniera decisiva nel periodo fascista, si è di fatto trasformato nel dopoguerra in un feudo comunista. Chiunque intendesse svolgere una qualche attività dentro e intorno a quel mondo doveva rinunciare alle proprie libertà artistiche ed espressive, nonché, alle proprie diverse posizioni politico-ideologiche. Tale condizione è, a tuo giudizio, tutt’ora presente? Persistono ancora oggi quei ‘clan’ privilegiati nei vari festival cinematografici, nelle manifestazioni culturali e nelle sponsorizzazioni e finanziamenti?
Una cosa è certa, chi fa cinema in Italia sono sempre le stesse persone. Sono le solite persone che vincono il denaro messo a disposizione dei Ministeri, così come sono sempre le stesse persone che vincono i premi cinematografici italiani (David di Donatello per citarne uno). Alcuni elementi importanti nel criterio della selezione e di assegnazione del punteggio sono l’analisi del curriculum e la vittoria in premi cinematografici. Coloro che vincono i premi sono sempre i primi a vincere i bandi e quindi i soldi pubblici: è un circolo vizioso che si autoalimenta all’infinito. E, ovviamente, a esserne esclusi sono gli artisti emergenti, spesso esclusi dai fondi ministeriali. Guardando i temi trattati nei film di questi giovani autori si capisce molto bene quale sia il leitmotiv di ogni nuova opera emergente, soprattutto fra quelle scelte nei festival. I temi sono quasi sempre legati all’aspetto politico della cultura dominante amata dalla sinistra. Oltre alla vittoria di determinati premi, sono importanti anche le commissioni, che valutano, gli argomenti e i soggetti delle pellicole. Le commissioni sono dunque teleguidate dalla politica e dall’ideologia: raramente danno spazio a racconti fuori dal coro. Ricordo che quando mi presentai per proporre Il segreto di Italia, un membro della commissione disse «io l’ho letta», riferendosi alla sceneggiatura, come qualcosa di insolito.
Autore
Antonello Belluco
Antonello Belluco
Regista, sceneggiatore e montatore italiano, ha esordito al cinema nel 2006 con "Antonio guerriero di Dio". Nel 2018 è stato sceneggiatore di "Red Land" (Rosso Istria), il film che raccontava la storia di Norma Cossetto e delle foibe.

