Il mondo attuale è plasmato da una visione di matrice liberale e da un indirizzo economico capitalista a stelle e strisce. Tuttavia, l’equazione liberale ‘commercio universale = pace perpetua’ si è dissolta proprio per mano degli USA. O no?
L’idea che il ‘dolce commercio’ nel suo formato liberale fosse un viatico naturale alla pacificazione internazionale rappresenta una delle più straordinarie illusioni degli ultimi due secoli. Vi si ritrova una modellizzazione astratta di come dovrebbe funzionare idealmente il libero scambio e, simultaneamente, vi si ritrova una massiccia cecità alla realtà storica. L’idea del commercio come fonte di pacificazione trae origine, nella sua forma moderna, dalla ‘mano invisibile’ di Adam Smith e dalla sua idea del funzionamento dello scambio. La fortunata immagine che guida la prospettiva smithiana è quella di due cacciatori che si incontrano per caso e che decidono, per mutuo beneficio, di scambiare le pelli degli animali cacciati in un rapporto ritenuto equo da entrambi. Effettuato lo scambio, ciascuno dei cacciatori se ne va via contento, avendo ottenuto un vantaggio dallo scambio (e – si dice – questo dev’essere vero per definizione. Altrimenti, non avrebbe acconsentito allo scambio). Così, il reciproco vantaggio ottenibile dal libero scambio promuoverebbe la pace: dallo scambio pacifico tutti i contraenti traggono vantaggio.

