Mentre in Italia il dibattito sul genocidio a Gaza infiamma titoli e talk show, in Palestina ‘genocidio’ non è un’astrazione accademica, ma una realtà quotidiana che macina corpi e anime. Eppure, i gazawi non si aggrappano ossessivamente al termine, pur contando ogni vittima con precisione lancinante. Non per scetticismo verso le definizioni giuridiche, ma perché, nella loro prospettiva spirituale, la misura dell’orrore è un’altra.
Il Corano lo proclama con chiarezza cristallina (5:32): «Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo – che non abbia ucciso a sua volta o sparso corruzione sulla terra – sarà come se avesse ucciso l’intera umanità. E chi ne salvi uno, sarà come se avesse salvato l’intera umanità.» Un versetto originariamente rivolto ai Figli di Israele, ma che, nel contesto coranico e nell’interpretazione islamica, trasmette un principio universale valido per tutta l’umanità.

