Dal tatami ai più prestigiosi palcoscenici internazionali del Jiu Jitsu brasiliano, il percorso di Alessandro Borgonovo è quello di un atleta che ha fatto dell’arte del combattimento una scuola di vita. Campione mondiale, panamericano ed europeo, racconta come disciplina, sacrificio e ricerca interiore abbiano plasmato non solo la sua carriera sportiva, ma anche il suo modo di affrontare la vita. Un dialogo sul significato più profondo della via marziale, oltre la competizione.
Cosa ti ha portato sulla via marziale?
Il mio rapporto con le arti marziali nasce molto presto. Ho iniziato a praticare a quattro anni, salendo per la prima volta su un tatami di judo in una palestra dell’hinterland milanese. È stato un percorso quasi naturale: ho seguito le orme di mio padre, che è sempre stato una presenza luminosa nel mio cammino, nello sport e nella vita.
All’inizio il tatami è soprattutto un luogo di energia, curiosità e gioco. Da bambini non si pensa alla disciplina o alla formazione del carattere: si corre, si cade, ci si rialza.
Con il tempo, però – almeno per quanto riguarda la mia esperienza – la pratica cambia in modo quasi organico. Si comprende che allenarsi non significa soltanto diventare più forti in specifiche tecniche o situazioni, ma forgiare anche qualcosa di più profondo: la capacità di restare saldi nella fatica, di essere d’esempio, di accettare l’errore e trasformare la sconfitta in esperienza. Il judo è stata la mia prima scuola e per molti anni il mio ambiente naturale.

Poi è arrivato il Jiu Jitsu.
Nel 2012 ho scoperto il Jiu Jitsu brasiliano e l’incontro è stato immediato. Mi ha colpito la profondità quasi analitica di questa disciplina: un sistema complesso in cui ogni posizione è un problema da risolvere e ogni movimento una scelta strategica. Anche il regolamento, rispetto al judo, mi apparve più articolato e completo, capace di valorizzare maggiormente le fasi del combattimento a terra. Dopo alcuni anni di allenamento in Italia, nel 2014 ho vissuto la mia prima esperienza in Brasile, allenandomi per alcuni mesi a Rio de Janeiro. Allenarsi nel luogo in cui questa arte è nata e si è sviluppata significa entrare in contatto con una cultura del combattimento estremamente viva e di altissimo livello.
Qual è stato il punto di svolta della tua carriera?
Nel 2016 ho conosciuto il mio attuale maestro, Guilherme Mendes, durante un seminario a Milano. Quell’incontro ha segnato una svolta: alla fine dello stesso anno mi sono trasferito in California grazie a una sponsorizzazione del team Art of Jiu Jitsu. Ho vissuto e mi sono allenato lì per diversi anni sotto la guida di Guilherme e Rafael Mendes, due figure fondamentali nel mio percorso, dai quali ho ricevuto la cintura nera. In quegli anni ho avuto anche la possibilità di raggiungere alcuni dei risultati più importanti della mia carriera, vincendo il Campionato del Mondo, il Panamericano e il Campionato Nazionale americano. Per quanto riguarda la mia esperienza, è indubbio che lo sport non sia stato soltanto una parte della mia vita, ma una vera scuola di formazione interiore (…)
VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:
- Prodotto in offerta
Abbonamento annuale – “Scintilla” (cartaceo) n.22-25Il prezzo originale era: €26.00.€20.00Il prezzo attuale è: €20.00. -
FUOCO #22 – luglio/agosto/settembre 2026 (cartaceo)€6.50 -
FUOCO #22 – luglio/agosto/settembre 2026 (digitale)€6.50
