«Non ci pagheranno le pensioni». Chi paga il conto dell’immigrazionismo?

da Francesca Totolo

La ‘remigrazione’ non è un’irragionevolezza della destra radicale ma l’unica medicina possibile per il welfare italiano, che sta collassando sotto il peso di un’invasione che non si arresta. Chi strilla al razzismo e alle deportazioni, affermando che gli immigrati siano una ricchezza, è obnubilato dalla propaganda progressista o è in malafede perché mente sapendo di mentire: gli immigrati non salvano lo stato sociale italiano ma lo spolpano. Non pagano le pensioni degli italiani, ma drenano ricchezza attraverso le misure a sostegno del reddito e le rimesse verso i Paesi d’origine. I dati dell’Istat, del ministero dell’Economia e della Fondazione Leone Moressa, lo dimostrano senza bisogno di narrazioni farlocche.

I costi dell’accoglienza
Nel 2023, le spese dirette per l’accoglienza degli immigrati sbarcati in Italia o entrati clandestinamente dai confini terrestri ammontavano a circa 1,5 miliardi di euro. Erano 120mila gli immigrati ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) con un costo medio per immigrato che variava tra 35 e 45 euro al giorno, e nel Sistema di accoglienza e Integrazione (Sai) con un costo medio tra i 20 e i 35 euro al giorno. Il mantenimento dei minori migranti non accompagnati arrivava fino al 151 euro al giorno. 

Aggiungendo alle spese dirette, le procedure burocratiche e i costi della sanità, dell’istruzione e del welfare, il totale stimato dei costi dell’accoglienza si è attestato tra 2,5 e 5 miliardi di euro annui nell’ultimo decennio. Ovviamente non possono essere quantificati i costi in termini di sicurezza e di degrado del tessuto sociale. Dal 2011 al 2018, solo per soccorsi in mare, il vitto e l’alloggio degli immigrati sbarcati sulle nostre coste, sono stati spesi quasi 20 miliardi di euro. Tutto ciò avveniva mentre il servizio sanitario nazionale veniva definanziato e tagliato dai governi di sinistra e da quelli tecnici a colpi di austerity europea. La stessa Unione europea, santa protettrice dell’immigrazione di massa, ha inviato una quota ridicola all’Italia, circa 680 milioni in totale, per l’accoglienza. Il resto l’hanno pagato i contribuenti italiani, quelli che lavorano davvero. 

Tali cifre sono ancora più indigeste se consideriamo che, nel 2025, il 70 per cento delle richieste d’asilo ha ottenuto il diniego alla protezione internazionale. Ciò significa che, tra le decisioni prese dalle Commissioni territoriali, solo il 30 per cento delle istanze ha trovato accoglimento: circa il 6 per cento per lo status di ‘rifugiato’, l’11 per cento per la ‘protezione sussidiaria’ e 13 per cento per la protezione speciale (già ‘umanitaria’). Quest’ultima è un’anomalia italiana perché negli altri Paesi dell’Unione europea non esiste o viene concessa in limitatissimi casi. In altre parole, sette richiedenti asilo su dieci non hanno alcun requisito per rimanere in Italia ma, grazie ai ricorsi e alle mancate espulsioni, continuano a essere mantenuti e a depredare il nostro welfare (…)

VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento