Quando la vittima è un uomo. Sfregiato da una donna, dimenticato dai media

da Chiara Soldani

Il rumore assordante di un urlo di dolore. Il suono (presumibilmente impercettibile) dell’acido che corrode la pelle. Acido che mangia la carne. Acido che deruba la vita. Le aggressioni di questo tipo (premeditate, ovviamente), assumono un nome strano. Strano nella pronuncia, così delicata da rimandare a chissà quale tecnica per abbellire muri o pareti: questo “nome strano” è Vitriolage. Raramente se ne sente parlare: quand’è l’ultima volta che vi è capitato di vedere o leggerne qualcosa,  a riguardo? Eppure la cronaca recente ci riporta ad un fatto drammatico. Drammatico per la vita, fino alla morte. Nome, Valerio. Cognome, Gentile. Età, 37 anni. Un giovane uomo, bello e in salute. Eppure, nonostante l’aspetto ed il corpo muscoloso, ben delineato da sapienti tatuaggi, Valerio era un ragazzo anche fragile.

Nulla di male, ovviamente. In un mondo che si vergogna a mostrare il proprio volto più vero. Oltre la maschera, oltre la corazza. Già, perché ad un uomo non è consentito mostrare emozioni, palesare sacrosanti “talloni d’Achille”. Ed è così che in un silenzio spesso omertoso, pregno di vergogna, si aggrovigliano storie di disagio: “amori” disfunzionali, violenze incancrenite. Sarà successo lo stesso a Valerio. Lui e la (ex) compagna convivevano. Tra i due, c’è da supporre che la “forte” e impositiva fosse lei (una 29enne poco incline a dialogo e confronto). Valerio manifesta il desiderio di trasferirsi dalla madre, per assisterla. Lei, la carnefice, non gradisce: esplode la lite che si dipana tra l’abitazione e il pianerottolo. Forse una gelosia accecante: contro Valerio si scaglia, copioso, dell’acido corrosivo.

Volto e collo vengono colpiti, provocando dolore lancinante e (soprattutto) danni permanenti: sul corpo, nell’anima. Una storia drammatica, datata 9 luglio 2026. Tutto questo, quindi, è accaduto poco tempo fa, a Pomezia. Eppure, scarna la risonanza. Pochissima l’attenzione rivolta a Valerio, al suo dolore, alla sua storia. Qualche post sui social, qualche riga raggruppata in un articolo. Perché? Perché la solita propaganda, la consueta “selezione a monte” delle notizie hanno colpito anche stavolta? I subdoli piani, purtroppo, li conosciamo bene. Ma l’indignazione e la voglia, sempre viva, di giustizia ci portano a parlarne. A scrivere, noi, di Valerio Gentile: il giovane uomo pieno di vita e sogni, distrutto nell’immagine e ucciso, ancora una volta, da un silenzio disinteressato che fa davvero male. Le cure per lenire i danni procurati dell’acido muriatico stavano facendo effetto. Il corpo della vittima reagiva. Ma non la sua psiche. Non il suo cuore. Valerio, all’indomani di quel maledetto giorno, così scriveva sui propri  social :

“Mi hai distrutto la vita ma non ti odio. Hai colpito il più fragile di tutti…mi vergogno di uscire, non potrò mai più sposarmi così, sempre se rimarrò vivo…sembra tutto un incubo. Eri il mio amore puro, almeno da parte mia…”. Da qui a sole tre settimane, l’ultimo capitolo di vita.

Forse un overdose di droga o un gesto autolesionista, Valerio era stato nuovamente ricoverato presso l’ospedale dei Castelli (a Santa Maria delle Mole) dopo essere stato soccorso, per strada, in forte stato confusionale. Un vertiginoso peggioramento del suo quadro clinico ed il decesso, nella notte tra il 31 luglio e 1⁰ agosto scorso. Indaga la Procura di Velletri, con il PM che ha immediatamente disposto il sequestro della cartella clinica. C’è un fascicolo aperto per fare chiarezza sulla morte dell’uomo. Ma questo, poco cambia. Valerio non c’è più e (quasi) nessuno ha osato ricordarlo. Una vergogna: mediatica e umana. Il 22 luglio la sua ex è stata arrestata dai carabinieri della Compagnia di Pomezia con l’accusa di “Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al volto”. Divieto, inoltre, di avvicinarsi a Valerio. Cosa, date peraltro le tempistiche, fattivamente impossibile. L’otto agosto si sono tenuti i funerali del giovane. “Solo chi lo ha amato veramente”: questa, la richiesta legittima della famiglia affinché partecipassero solo gli affetti (veri e più stretti) dell’amato figlio. Una delle tante, troppe storie nascoste sotto il tappeto ideologico dell’ipocrisia e del doppiopesismo. Valerio uno dei tanti, tantissimi uomini vittime di donne pericolose, violente, assassine. Storie troppo scomode e imbarazzanti, per chi fa politica e statistica persino sulla morte di un innocente, bravo ragazzo. Verità scabrose e sempre mal digerire, da chi racconta solo quelle che fa più comodo propagandare.

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