Il caso Roggero e la destra che ha smarrito la Tradizione

da Elio Della Torre

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il gioielliere Mario Roggero ha inevitabilmente riacceso il dibattito sul confine, sempre delicato, tra legittima difesa e giustizia privata. È una questione giuridica complessa, che appartiene ai tribunali e che è stata affrontata secondo le categorie del diritto penale.
Si può certamente provare umana compassione per un uomo che, dopo aver subito una rapina violenta, aver visto la moglie immobilizzata e la propria famiglia esposta a una drammatica esperienza, è stato travolto da una reazione estrema. Ed è altrettanto comprensibile che possano ritenersi legittime le richieste di un provvedimento di grazia o di un ridimensionamento del risarcimento riconosciuto ai familiari delle vittime.

Questa riflessione, tuttavia, non intende giudicare il caso concreto. Il caso Roggero rappresenta piuttosto il punto di partenza per interrogarsi sul modo in cui una parte della destra ha trasformato una vicenda drammatica in un manifesto ideologico.

Non interessa qui entrare nel merito dei singoli casi, ciascuno segnato dalla propria complessità e dalla propria dimensione tragica. Ciò che colpisce è piuttosto il riflesso condizionato di una certa destra: basta che un commerciante reagisca con le armi perché qualcuno gli proponga una candidatura; basta che un proprietario insegua i rapinatori perché compaiano magliette, slogan e santini laici. È davvero questo l’orizzonte di una politica di destra? Ridursi a ufficio stampa delle situazioni limite, trasformando ogni tragedia in propaganda e ogni gesto estremo in un’icona elettorale?

Non si era fatto in tempo a smettere di inseguire il dramma familiare dell’ormai celebre «famiglia nel bosco» – della quale, fortunatamente, i nostri politici sembravano essersi dimenticati – che già si è trovato un nuovo caso limite sul quale proiettare slogan, modelli e identità di comodo.

Per restare a quest’ultimo caso, una destra non diventa tale accarezzando il mito yankee del self-made man barricato nel proprio fortino, metà cassaforte e metà Winchester, con il cartello «No trespassing» sul cancello e l’avvertimento «attenti al cane… e al padrone». Quando la politica si riduce a questo repertorio, non difende un ordine: alimenta proprio quell’individualismo esasperato che dovrebbe avere il compito di superare attraverso il richiamo ad un’etica pubblica e privata.

Non di una società di proprietari armati, pronti ad affermare con tracotanza il proprio individualismo assoluto, abbiamo bisogno, ma di comunità di anime armate: uomini e donne saldi nei princìpi, disciplinati, capaci di sacrificio, consapevoli che la forza non nasce dall’esaltazione dell’individuo, ma dalla fedeltà a un destino comune – la Tradizione.

La vera frattura che emerge da questa vicenda non corre, dunque, tra destra e sinistra, ma attraversa l’immaginario stesso cui la destra pretende di riferirsi.

Ed è proprio questo il nodo politico e culturale.

Difendere la propria casa e la propria famiglia è prerogativa dell’uomo virtuoso e costituisce uno dei suoi doveri più alti. Ma altra cosa è trasformare questo principio nell’immaginario grottesco cui il mito americano e la cultura protestante ci hanno abituati e al quale, troppo spesso, la destra nostrana ha finito per piegarsi.

Ancora una volta, per interpretare e affrontare vicende del genere, ci si appella a un modello estraneo alla visione del mondo tradizionale: quello del proprietario-sceriffo, individuo assoluto investito di una sorta di sovranità senza limiti sul proprio spazio e sui propri beni. È il paradigma del Far West, nel quale il confine della proprietà tende a coincidere con quello della sovranità e la difesa rischia di degenerare in giustizia privata.

Il dramma del nostro tempo consiste nella duplice assenza di uomini veramente virtuosi e di uno Stato realmente sovrano: i primi degni di impugnare le armi, il secondo legittimato a esercitare in via esclusiva la forza.

Ma questo dramma non giustifica soluzioni di comodo. Per questo diciamo basta con una destra cresciuta nel mito dei pistoleri hollywoodiani, che scambia il proprietario per uno sceriffo e la legittima difesa per il diritto di farsi giustizia da sé. Basta con una destra securitaria e borghese che antepone gli interessi individuali a ogni forma di responsabilità e dovere. Basta con una destra che parla alla pancia invece che ai cuori. Basta con una destra che ha dimenticato la propria storia e la Tradizione come bussola del proprio operato. Basta con una destra che cavalca il dolore e le tragedie delle persone per alimentare paura e raccogliere consenso.

La risposta della destra ai problemi del nostro tempo non può ridursi alla rincorsa sguaiata dei casi limite: ci vuole visione. E solo la Tradizione può dargliela.

ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento