Fabrizio, nel libro Patria distingui i concetti di ‘Patria’ e di ‘Nazione’. L’economia di prossimità opera su una scala ancora più minuta: quartiere, via, bottega. Possiamo considerare l’economia di prossimità la cellula elementare di questa ‘patria concreta’?
Fratus: La patria è una comunità organica e spirituale fondata su terra, sangue e tradizioni tramandate dal basso. La nazione è invece una costruzione politico-giuridica artificiale, i cui confini e modelli sociali sono imposti dall’alto attraverso la legge e la forza dello Stato. L’economia di prossimità è la cellula elementare della ‘patria concreta’. Radicandosi nei quartieri e nelle botteghe, trasforma il commercio in un atto sociale basato sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca, difendendo l’identità locale e i saperi tradizionali dall’omologazione globale.
Ilaria, nel tuo Il Grande Reset hai analizzato come la pandemia ha accelerato la distruzione del tessuto sociale e come questa ha incrementato forme di controllo digitale. L’economia di prossimità può essere una risposta dal basso a quel progetto o è solo un gesto simbolico non in grado di scalfire i grandi potenti globali?
Bifarini: L’economia di prossimità non è affatto un mero gesto simbolico, ma rappresenta un argine strutturale a una precisa deriva tecno-capitalista. Nel mio saggio Il Grande Reset ho analizzato come l’emergenza sanitaria sia stata il catalizzatore per accelerare la transizione verso una società fortemente digitalizzata e atomizzata, dove la gestione della quotidianità rischia di tradursi in nuove forme di condizionamento digitale.

Questo scenario si inserisce perfettamente nelle dinamiche della ‘quarta rivoluzione industriale’, il cui obiettivo è l’integrazione pervasiva tra la dimensione fisica, biologica e digitale. In questo contesto, la prossimità economica assume una valenza sociale e relazionale cruciale.
Scegliere la filiera corta, il commercio locale e il contatto interpersonale diretto significa rimettere al centro il legame umano e la presenza fisica. L’economia di prossimità diventa così uno strumento concreto per arginare la tendenza all’alienazione tecnologica, restituendo alle persone una reale autonomia sulla propria sfera relazionale. Non si tratta di una reazione nostalgica, ma di una proposta necessaria per salvaguardare la dimensione umana di fronte a modelli di sviluppo impersonali (…)
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