Un’arancia sul pentagramma: Anthony Burgess e la Musica

da Eduardo Ciampi

Non tutti sanno che l’autore del romanzo distopico Un’Arancia a Orologeria fu musicista, compositore e musicologo, [1] e che molte delle sue opere narrative hanno a che fare con la musica, persino in termini formali. Da alcuni anni sto approfondendo uno studio su questo specifico aspetto dell’arte di Anthony Burgess, e vorrei qui anticiparne alcune riflessioni, al di là del più diffuso interesse per il motivo centrale dei suoi romanzi di maggiore successo – Un’Arancia ad Orologeria (1962), Il Seme Inquieto (1962), 1985 (1978), e Notizie dalla Fine del Mondo (1982) – ovvero il tema d’una umanità vittima di condizionamenti ideologici, oppressa, snaturata e privata del libero arbitrio da governi di stati totalitari distopici.

Nato a Manchester nel 1917, Burgess viaggiò molto e conobbe bene anche l’Italia: la sua seconda moglie è stata la traduttrice italiana Liana Macellari. Per alcuni mesi, si stabilì anche a Bracciano (Roma), collaborando nella sezione culturale del quotidiano Il Corriere della Sera. La sua prima scelta professionale fu quella di musicista e compositore: il padre infatti svolgeva il mestiere di pianista per il cinema muto e fu lui ad insegnargli il mestiere, ovvero le tecniche di base per poter suonare il pianoforte. Grande conoscitore di lingue straniere (apprese rapidamente durante i suoi viaggi in giro per il mondo) nonché acuto sperimentatore di linguaggi – chi ricorda il gergo nadsat di Un’Arancia ad Orologeria? – Burgess comincerà la sua attività letteraria verso l’inizio degli anni cinquanta, dopo le tante delusioni incassate come compositore. [2]

Sarà il film tratto dal suo A Clockwork Orange – sotto la regia di Stanley Kubrick, col titolo Arancia Meccanica (1971) per la produzione italiana – a sancire la popolarità di Burgess e a far sì che gran parte della sua opera letteraria fosse tradotta e diffusa nel mondo intero. Passerà ad altra vita nel 1993.

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La forte presenza della musica nell’opera di Burgess rappresenta quasi un caso unico nella storia della letteratura, [3] ed è già evidente in Un’Arancia ad Orologeria [4] – chi non ricorda l’ossessione di Alex per la Sinfonia N. 9 di Ludwig van Beethoven (peraltro utilizzata anche per la ‘cura’ Ludovico, a cui sarà sottoposto)? – tuttavia è decisamente presente anche in altri romanzi successivi: Napoleon Symphony: a Novel in Four Movements (1974), The Pianoplayers (1986), il racconto breve 1889 and The Devil’s Mode (1989) e La Banda Amadeus (1991). Burgess era convinto che un buon romanziere dovesse conoscere le forme musicali (la sonata, il rondò, la fuga) – così come i contrasti di tempo e di colore, le modulazioni e le ricapitolazioni, tipiche dei linguaggi musicali – per poterle utilizzare proficuamente nell’elaborazione letteraria.

La “Sinfonia Napoleone: romanzo in quattro movimenti” è costruita nella struttura dei movimenti della Sinfonia 3, ‘Eroica’ del compositore tedesco Ludwig van Beethoven e racconta alcune vicende della vita politica e sentimentale di Napoleone Bonaparte. “I Pianisti” – romanzo ricco di echi autobiografici e ispirato soprattutto alla vita del padre – rappresenta un efficace tentativo narrativo di coniugare le possibilità di uno strumento musicale (il pianoforte) a quelle affettive umane.

Ambientato, nella fine del secolo XIX a Parigi, in un contesto da poeta maledetto, il racconto breve “1889 e la Scala del Diavolo” è incentrato sul compositore francese Claude Debussy, il quale strimpellando su un pianoforte scordato, in un bordello, scoprirà quel particolare modalismo che determinerà poi il suo stile musicale. La Banda Amedeus – l’unico di questi quattro testi narrativi ad essere stato tradotto in lingua italiana – viene ambientato in un immaginario Paradiso, in cui s’incontrano e dibattono animatamente i grandi compositori classici. Secondo il critico letterario Roger Lewis (Anthony Burgess, Faber and Faber, 2002), su questo libro pesa un eccesso di un particolare aspetto della personalità dell’autore: una certa megalomania maniacale, che giunge al punto da scindere la propria identità, ai limiti della schizofrenia, in due personaggi ‘Anthony’ e ‘Burgess’, che in un capitolo specifico dibattono sul senso e le finalità della musica.

Tuttavia sono tante le acute riflessioni che il lettore incontrerà in questo prezioso divertissement letterario, come ad esempio:

“La musica nacque per dare un’intonazione alle parole. La vera eresia consiste nella separazione delle parole dalla musica. In tal senso l’opera può essere considerata la regina delle arti. È una totalità in sé conchiusa. Ogni elemento al servizio di ogni altro, e in questo modo tutto raggiunge la perfezione” (La Banda Amadeus, Boringhieri, 1995, pag. 25).

“Si può dire che la morte della melodia, nella musica classica, sia cominciata con il procedimento dodecafonico. Se la costruzione di un tema, definito serie, consisteva nella consapevole sistemazione delle dodici note della scala cromatica in uno schema per variazioni di un genere molto restrittivo… ebbene vuol dire che la libera vitalità dell’istinto era stata soffocata” (La Banda Amadeus, Boringhieri, 1995, pag. 126).

Andrebbe poi letto con attenzione anche il saggio specificamente musicologico This Man and Music, che mostra quale sia il contributo che la letteratura è in grado di offrire alla musica e, viceversa, come l’arte della composizione possa influenzare uno scrittore:

La forma sonata è ternaria, nel senso che l’ascoltatore è consapevole di tre principali sezioni, così ben connesse che le loro cuciture non si avvertono neanche: l’esposizione, in cui vengono presentati i temi, ovvero i gruppi tematici, di natura contrastante (maschili-femminili, yin-yang, impetuosi-lirici); lo sviluppo, in cui i temi sono coinvolti in una libera fantasia; la ricapitolazione, in cui i temi appaiono di nuovo come nell’esposizione, ma con alcune sottili modifiche. Il movimento finisce in bellezza con una coda” (This Man and Music, ATCB, 2001, pag. 50).

Una recente raccolta, a cura di Paul Phillips, di articoli e interviste di taglio musicologico, The Devils prefers Mozart, si è rivelata utilissima per poter comprendere meglio la prospettiva musicale di Burgess. La raccolta – dal titolo enigmatico – mostra la brillante competenza dello scrittore inglese riguardo alla musica occidentale degli ultimi secoli. Il nostro autore affronta molteplici argomenti: l’ispirazione, la storia della musica, gli esecutori, il melodramma, il jazz, nonché sagaci considerazioni su inquietanti aspetti della musica rock a lui contemporanea. Nell’articolo che dà il titolo alla raccolta infatti – dinnanzi ad un episodio di cronaca del 1990: la volontà dall’arcivescovo di New York di censurare quel ‘Rock’ che a suo parere nuoceva all’anima dei giovani fruitori cristiani – Burgess riflette sugli aspetti legati al volume d’ascolto (persino della musica classica) che a suo parere può essere elemento determinante per poter scatenare atti di violenza.
Dunque, al di là delle esplicite dichiarazioni dei gruppi rock satanici, egli, consapevole del sottile inganno dell’Avversario, conclude l’articolo con la seguente provocatoria dichiarazione:

Il Principe dell’Oscurità è un raffinato intellettuale, e preferisce Mozart (“Il Diavolo preferisce Mozart”, da The Devils prefers Mozart, Carcanet, 2024, pag. 139).

[1] Va fatto notare che Burgess scrisse ben 3 Sinfonie, 3 Concerti per strumento solista e orchestra, Musica da Camera, due operette ed altri brani strumentali (soprattutto per chitarra).

[2] “Ho cominciato la mia carriera artistica come compositore autodidatta: per scarso talento e per la consapevolezza che la musica non avrebbe potuto esprimere le cose che volevo dire, giunto all’età di mezzo, mi dedicai a un’arte più esplicita. Tuttavia quel bagaglio di esperienze musicali non andrà perduto, e le regole che mi sono dato vanno ascritte più ai grandi compositori che ai grandi scrittori.” (La Banda Amedeus, Boringhieri, 1995, pagg. 178-179)

[3] Un caso analogo, reperibile nel romanticismo tedesco, è quello dello scrittore, compositore e critico letterario e musicale Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822).

[4] Nel saggio di Paul Phillips, A Clockwork Counterpoint (MUP, 2014) viene affermato che anche a livello formale questo romanzo risente d’un approccio affine alla composizione musicale.

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