Leggendo i numerosi saggi dedicati a Ettore Majorana – il famoso fisico, scomparso la notte tra il 27 e il 28 marzo del 1938 e non più riapparso – si rimane colpiti dalla sua vicenda umana, la cui conclusione è legata alla duplice ipotesi del suicidio o della deliberata scelta di celarsi al nostro mondo per iniziare una nuova vita. Si tratta di due possibili esiti opposti di una vita segnata da una sofferenza e un travaglio intellettuale e spirituale, che non sappiamo se lo abbiano condotto a un atto nichilistico o a una coraggiosa libera scelta di rinnegare un mondo a cui sentiva di non appartenere.
Ettore Majorana nasce a Catania il 5 Agosto del 1906, in una famiglia alto borghese da cui provengono deputati, ministri e rettori.. A quattro anni sbalordisce tutti eseguendo a mente e in pochi secondi moltiplicazioni fra numeri a tre cifre. A sette anni è campione di scacchi, citato dalla cronaca cittadina. Frequenta le scuole presso i Padri Gesuiti a Roma, e il liceo al Torquato Tasso. Nel 1923 si iscrive alla facoltà di Ingegneria. Qui eccelle fra tutti i suoi colleghi ed Emilio Segrè, suo compagno di corso, lo convince a fare la sua stessa scelta di passare a Fisica. Questi l’accompagna nell’autunno del 1927 all’Istituto di Via Panisperna, dove lo aspetta il suo direttore Enrico Fermi.

Così il fisico Edoardo Amaldi ricorda l’incontro: «Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all’Istituto. Poi Fermi mostrò a Majorana la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto ‘potenziale universale’ di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e se ne andò. Il giorno dopo si presentò nello studio e chiese a Fermi di vedere la tabella che gli era stata posta sotto gli occhi per pochi istanti. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un fogliolino su cui era scritta un’analoga tabella da lui calcolata nelle ultime 24 ore. Confrontò le due tabelle e, avendo constatato che erano in pieno accordo, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito dallo studio di Fermi, se ne andò. Dopo qualche giorno passò a Fisica». Nel luglio del 1929 si laurea.
Anni dopo la sua scomparsa Enrico Fermi poneva Majorana tra i geni della Fisica: «[…] poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso».
Fermi non riusciva a comprendere le ragioni profonde del modo singolare di essere e di rapportarsi di Majorana rispetto agli altri uomini e alla realtà che lo circondava, imputandogli una mancanza di buon senso. Stava qui tutta la differenza umana e intellettuale fra i due. Nobel per la Fisica del 1938, sacrificava tutto alla sua passione per la ricerca e, perché no, alla sua ambizione di affermarsi nel panorama del mondo scientifico mondiale.
Majorana aveva fatto studi classici, aveva interessi di carattere universale che spaziavano dalla filosofia alla letteratura e alla sociologia. Il suo spirito speculativo non si limitava alla sola ricerca scientifica ma si dirigeva con eguale potenza all’indagine introspettiva: conosceva tutto Pirandello e Shakespeare e, tra i filosofi, prediligeva Schopenhauer (…)
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