Australia. Un nome, una parola. Qualcosa che ci evoca subito, immagini nitide e chiare. Spiagge chilometriche delineate da sabbia bianchissima, resa poi dorata dai tanti baci del sole. Avventure oceaniche, sempre sulla cresta dell’onda. Surf, canguri e barbecue a torso nudo. Pelle color biscotto, frutti tropicali ed il tipico barremundi: pesce autoctono d’acqua dolce immancabile nel buonissimo fish&chips. Ma questo non è un opuscolo per viaggi esotici. Né una rivista di geografia. Qui, vogliamo scoperchiare profondi e oscuri vasi di Pandora.
Raccontare storie scomode, dimenticate, censurate. Questo non è un viaggio rilassante e neppure una lettura fresca e briosa, Banana Yoshimoto style. In queste righe, un tuffo nel deep web. In un mare oscuro, profondo, pericolosissimo. Perché, troppo spesso, il peggiore squalo ha un proprio nome. Nonché nome proprio. Come quello di Ashley Paul Griffith. Un ex maestro di scuole per l’infanzia. Una persona, apparentemente, professionale e seria: in Australia, infatti, l’iter per operare all’interno di strutture scolastiche è articolato e ferreo. Eppure…Griffith comincia ad essere un personaggio sospetto. Le illazioni, pian piano, diventano certezza: il maestro è un pericolosissimo pedofilo seriale.

Indagini, prove schiaccianti ovunque e poi, la confessione. Nel 2024 Griffith dichiara la propria colpevolezza: oltre 300 reati di stupro, abusi sessuali e produzione di materiale pedopornografico. I capi d’accusa sono, per l’esattezza, 307: dal 2007 al 2022. Neppure nei peggiori film dell’orrore: “Uno dei peggiori pedofili dell’intera storia australiana”. Ma la vicenda, disumana e grottesca- imperdonabile e diabolica, di Ashley Paul Griffith si intreccia col nostro Paese.
Lo stesso ha lavorato presso la Westminster International School di Pisa: una rinomata scuola internazionale, come facilmente deducibile. Quante, le vittime…bambine piccole. Talvolta, piccolissime: età compresa tra 1 e 12 anni. Nel solo 2023, 1623 i reati commessi dall’australiano. Numeri che non sono numeri. Sono vite, tenerissime. E corpi, corpicini: indifesi, innocenti, puri. Griffith è stato arrestato dalla polizia del Queensland. Fatali le indagini nel tentacolare dark web: materiale, agghiacciante, ritrovato anche presso l’abitazione del diabolico maestro. Un mostro maestro. Un maestro mostro. Telecamere e vari telefoni rinvenuti nella sua abitazione, luogo peraltro adibito a casa di produzione. Video e mini film: il contenuto, inenarrabile. Immagini rinvenute nei suoi dispositivi: quasi 4.000. Lo scorso anno, finalmente, un punto definitivo in questa vicenda talmente dolorosa e disgustosa da risultare difficilissima: da raccontare e, di sicuro, anche da leggere. L’ergastolo, come giustizia terrena. Un posto assicurato all’inferno, per quella divina.
“International satanic network”: basta il nome. Abusi e arresti. Altri abusi, altri arresti. Quattro, gli uomini finiti nel mirino della “International satanic child sex abuse”: processati e condannati per violenze sessuali gravissime a danno di minori. E, anche stavolta, produzione e diffusione di materiale pedopornografico. “Thousands of videos and files”: parola di CNN. Da Sydney, l’apice dell’orrore: abusi persino su animali. I protagonisti, uomini di diverse età: 26, 39, 42 e 46. I vertici di una fitta rete di pedofili: “Ritualistic or satanic themes”. L’impersonificazione del Male, Satana in terra.

Anche stavolta le vittime hanno tra 0 e 12 anni. Gravissime le lacune nella protezione dei minori: eppure, seguendo la logica dell’opinione pubblica e del comune sentire, l’Australia appare un Paese tranquillo, sicuro, all’avanguardia in tutto. Nessuno però racconta il suo lato oscuro: la pedofilia, nel “Paese dei canguri”, è una tragedia nazionale non ancora debellata ed estinta. Ambiguità anche sul fronte “educazione sessuale a scuola”. Ma questo (forse) è un altro discorso. Anche nel nostro Paese, di pagine demoniache ne sono stare scritte. Bambini e bambine caduti nelle grinfie di “orchi cattivi”. Meglio dire, di imperdonabili criminali.
Chiunque abusi di un minore, di un piccolo indifeso, non merita la benché minima pietà. Solo, una perentoria e severissima condanna: la peggiore possibile, sia in Terra che in Cielo. Nel 2021, la stampa nostrana ha cominciato a parlare de “I diavoli della bassa modenese”. Una maxi inchiesta che ha fatto emergere, dagli abissi della disumanità, una serie di stupri a sfondo pedopornografico. Non solo: persino un traffico di organi all’interno della stessa rete satanista. Da aggiungere sacrifici animali e altri abusi, persino su di essi. Il tutto, tra il 1997 e 1998.
Altra piaga internazionale è quella rappresentata dal “mercato nero” di organi umani. Un traffico che, 9 volte su 10, vede come vittime proprio i più piccoli e indifesi. Non solo la vicenda di Modena. Altri casi scomodi, scomodissimi hanno segnato con imperdonabile omertà la storia giudiziaria del nostro Paese. Nel 2020, altri arresti taciuti per pedofilia: torture, atti sessuali e a sfondo sessuale. Arti amputati, organi estratti e olio bollente gettato copioso contro corpicini innocenti. Perché non si è né scritto né parlato della “Furia Luciferina”? Un doppio filone di indagini: uno in Toscana, uno in Piemonte. Storie di bimbi sacrificati sugli altari del diavolo. Cinquanta gli arresti a Torino, all’epoca dei fatti. Pratiche di sadismo persino su neonati. E, immancabile, detenzione di materiale pedopornografico: gli arrestati avevano tra i 19 e i 50 anni. A Firenze, l’operazione Delirio. Grazie al lavoro della Procura dei minori fiorentina, 25 gli arresti (fra loro, persino adolescenti).
Già anni fa (anzi, decenni) la situazione era allarmante. Ma se pensiamo ai “progressi della tecnologia”, a tutte le diavolerie (è il caso di dirlo) proliferate con l’avvento del deep web, possiamo facilmente dedurre quanto – oggi – i piccoli siano ancora più in pericolo. Facile la fruizione di video e foto di bambini (vedi social), altrettanto facile lo scambio di materiale e la creazione di contenuti ad hoc: l’intelligenza artificiale è arrivata persino a denudare ragazzi ed infanti. Storie che fanno paura. E che ci fanno indignare: ci sentiamo impotenti ma dobbiamo “mettere luce” su queste “ombre oscure”. Il primo passo per agire richiede consapevolezza. E conoscenza: anche dolorosa e scomoda, come queste righe hanno provato a raccontare. A raccontarvi.
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