Marco Polo in bicicletta: diario della via della sete

da Matteo Stella

Ispirato da Marco Polo, ma inforcando una bicicletta malridotta, ho deciso di ripercorrere la leggendaria Via della seta. Ma al contrario di quanto raccontato ne Il Milione: non da Venezia verso Oriente, bensì da Pechino fino a Venezia. Nel mezzo, ho attraversato deserti sconfinati, montagne isolate, burocrazie imprevedibili, incontri inattesi e anche situazioni potenzialmente pericolose. In totale circa cinque mesi di viaggio, con oltre 14 mila chilometri pedalati e una media giornaliera superiore ai 100 chilometri.

Sono una guida cicloturistica e Accompagnatore di Media Montagna. Romano di origine, mi sono trasferito sulle Alpi, a Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, per inseguire la mia passione per la montagna e l’avventura, la stessa che mi ha spinto a intraprendere una delle rotte più leggendarie della storia.

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Dal cuore della Cina al deserto del Gobi

Il mio viaggio inizia il 14 ottobre proprio da Pechino. Con me porto l’essenziale: qualche scorta di cibo, una tenda, un filtro per l’acqua piovana – spesso utilizzato persino per bere dalle pozzanghere – e un fornello a benzina capace di funzionare con diversi tipi di carburante, utile soprattutto nei Paesi dove le bombole a gas non sono compatibili. Circa 37 kg di materiale in totale.

La prima grande sfida arriva quasi subito: attraversare il deserto del Gobi. Una regione immensa e remota dove, per lunghi tratti, non si incontra nulla: né persone, né negozi, né punti di rifornimento. Dopo aver raggiunto il confine con la Mongolia a Erenhot, la mia destinazione diventa Ulan Bator.

Proprio nella capitale mongola mi rendo conto di quanto sia complicato proseguire verso le montagne dell’Altai per rientrare in Cina. Le informazioni sui valichi aperti ai turisti sono poche e confuse. Persino funzionari locali e ambasciate non riescono a fornire indicazioni precise. Alla fine decido di partire comunque, quasi alla cieca, con l’inverno ormai alle porte.

Il passo di montagna da attraversare si trova a circa 2800 metri. Non è l’altitudine a rappresentare il problema principale, quanto il freddo intenso e il vento contrario che mi accompagnerà praticamente per tutto il viaggio. In Mongolia, infatti, l’aria gelida proveniente dalla Siberia attraversa la steppa senza incontrare ostacoli (…)

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