La grande patria continentale europea è lo scrigno di tradizioni perenni e culture millenarie, di popoli, memorie, credenze e linguaggi, la cui nascita spirituale è riconducibile alle sedimentazioni delle migrazioni indoeuropee. Da quella fonte derivano le tradizioni celtiche, elleniche, romane e germaniche che hanno modellato lo spirito dell’Europa; in questo mosaico emerge l’Isola verde, l’Éire gaelica, con le sue affascinanti e drammatiche storie di miti e fratture. Storie di un popolo invaso e occupato, privato della propria identità culturale e politica, ma sempre tenace e orgoglioso.
L’Irlanda, comprendente la Repubblica con capitale Dublino e l’Irlanda del Nord sotto il Regno Unito con capitale Belfast, si estende per oltre 84000 km² tra paesaggi suggestivi, coste frastagliate, foreste antiche e territori carichi di mistero, arricchiti da laghi e riserve naturali.
È anche una terra di grande cultura, con una letteratura profondamente legata al retroterra popolare e alle tradizioni celtiche e gaeliche. Essa si espresse soprattutto attraverso la riappropriazione della lingua gaelica, lingua dei padri, valorizzata nella poesia, nella narrativa e nel parlato quotidiano, affinché tornasse viva tra gli irlandesi.

La riappropriazione di una lingua originaria, ancora viva, rappresentava la riconquista dell’anima nazionale e dell’essere irlandesi, nella congiunzione tra identità culturale riscoperta e identità etnica riaffermata.
Nel XIX secolo, intellettuali spesso provenienti da ambienti poveri e segnati dalle discriminazioni britanniche e orangiste inserirono nella letteratura gli elementi di un moderno nazionalismo di liberazione. Attraverso racconti, poesie e romanzi in gaelico, spesso ricchi di richiami alla mitologia celtica, contribuirono a rafforzare il senso di appartenenza e a giustificare il diritto ancestrale alla propria terra, opponendosi alla repressione culturale.
Essi si riconoscevano anche nell’eredità di Charles Stewart Parnell, consapevoli che nessuna rivoluzione per l’indipendenza avrebbe potuto affermarsi senza un forte radicamento nelle proprie radici storiche e culturali. Occorreva quindi consolidare una coscienza identitaria piena, radicata nello spirito del popolo.
Questa visione fu espressa nel 1920 da Terence MacSwiney, scrittore e attivista repubblicano morto dopo uno sciopero della fame nel carcere di Brixton: «Quando l’Irlanda sarà completamente libera, sarà tutta gaelica; e quando sarà tutta gaelica, sarà completamente libera».
Nel XX secolo, tale tradizione trovò in Pádraig Pearse uno dei suoi principali rappresentanti: poeta e rivoluzionario, seppe portare lo spirito gaelico nel cuore del conflitto politico, sostenendo l’insurrezione di Pasqua del 1916, fino alla sua fucilazione nel carcere di Kilmainham Gaol a Dublino insieme agli altri organizzatori (…)
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