C’era una volta una casa nel bosco in cui vivevano tre bambini con la loro mamma, il loro papà e tanti animali da compagnia. La casa non era di marzapane, né di legno o con il tetto di paglia come quelle delle favole. Era una casa colonica, con poche stanze, per andare in bagno bisognava uscire fuori e per scaldarsi c’erano dei bei caminetti grandi.
Nessuno avrebbe avuto da ridire su quella casa e sulla famiglia se questa storia fosse stata ambientata nell’800 o negli anni ‘50 del Novecento. Invece siamo nel Nuovo Millennio e certe cose in questo tempo non vanno bene.
Non va bene vivere in una casa che non sia iper tecnologica, dove gli abitanti hanno persino disimparato ad accendere la luce perché tanto ci pensa Alexa.
Non va bene giocare nella natura invece di praticare tre sport, il corso di danza, di pittura e pure il corso di inglese.
Non va bene studiare a casa con i propri fratelli, anche se la legge lo permetterebbe pure.
Non va bene non avere un cellulare su cui uccidere i neuroni rimasti prima ancora che si siano formati.

Il caso volle che un giorno la famiglia mangiasse per sbaglio dei funghi velenosi e fosse costretta ad andare all’ospedale. Non era niente di grave, cose che capitano di frequente anche ai cercatori di funghi della domenica che il resto della settimana vivono nella ‘civiltà’. Ma dopo quell’evento, si scoprì che la famiglia era colpevole di tutta quella serie di «non va bene» che abbiamo elencato sopra. Allora un giorno alla porta bussò una strega cattiva. Non aveva il naso adunco e il mantello nero: anche lei era la quintessenza del Nuovo Millennio. Veniva per conto dello Stato, all’inizio sorrideva e scriveva tutto quello che non andava bene nel proprio taccuino. Disse alla famiglia che dovevano cambiare stile di vita, che i bambini non potevano studiare a casa, che dovevano ‘socializzare’ e che quel bagno esterno proprio non andava bene. La famiglia, che era certa di essere nel giusto e che i piccoli fossero felici e avessero tutto ciò di cui dei bambini necessitano per crescere sani, provarono a dire «no grazie» e a mandare via la strega. Ma quella ritornò ancora. Poi un’altra volta. E alla fine tornò con degli uomini in divisa che portarono via i bambini e la loro mamma, lasciando gli animali e il papà tutti soli.
Il finale di questa fiaba degna dei Fratelli Grimm è ancora incerto. Su una cosa però possiamo concordare: al di là dell’esito, quei tre bambini non saranno più gli stessi e quella ferita dall’anima non gliela toglierà più nessuno. La famiglia del bosco di Palmoli è diventata un simbolo dell’oppressione di Stato, della psichiatrizzazione del dissenso e ha reso evidente che esiste un sistema marcio che si appropria anche della cosa più sacra: i nostri figli. La vicenda di Palmoli ha acceso un faro su due questioni fondamentali per comprendere anche il motivo di tanto accanimento: il business degli affidi e la guerra ai divergenti. Iniziamo da quest’ultimo punto (…)
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