Quando la destra stava con la Palestina (e non solo). Intervista a Andrea Biondo.

da Elio Della Torre

Andrea, partiamo dal titolo del tuo nuovo libro, La croce celtica e la mezzaluna: come mai questa scelta?
Il titolo si ispira sia alla trilogia dedicata al tema del neofascismo da Nicola Rao, sia al lavoro dello storico Stefano Fabei. Lo stile del libro ha un doppio carattere: il piglio del saggio, grazie alla gran mole di testimonianze e interviste, e quello di un libro di storia, forte cioè di un importante apparato di note e fonti. Soprattutto, si è voluto tentare un’opera di riunificazione – anche simbolica – di due ambiti, fino a oggi, studiati in maniera scissa, salvo timidi e parziali tentativi: il neofascismo italiano e i arabi e islamici degli anni ’50-’90.

I libri sul neofascismo vendono come best-seller, e il fenomeno è stato indagato praticamente da ogni angolazione, spesso con pregiudizi e semplificazioni. Come mai fino a oggi nessuno aveva pensato di raccontare questa storia?

Probabilmente, perché le storie che ho raccolto sono anche e soprattutto patrimonio personale e politico di persone che mai avevano pensato di raccontare la loro storia a qualcuno, considerandoli momenti ed episodi di militanza politica. I motivi sono i più disparati: potrebbe essere gusto per l’impersonalità e assenza di protagonismo, o la paura di poter ancora rischiare qualcosa in merito alle implicazioni giudiziarie di alcune vicende, ma anche il voler chiudere in un cassetto episodi difficili del passato; senza dimenticare l’indisponibilità del mondo esterno ad ascoltare quelle che, invece, nel mondo della Destra – in particolare quella ‘radicale’ – sono a volte storie note. Racconti diffusi quasi come vecchi miti che, da militante a militante, sono trasmessi fino al giovane che entra per la prima volta in quel mondo.  

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Se il resto del mondo ignora del tutto – o in gran parte – queste storie, in realtà, anche quello stesso ‘ambiente’ oggi non le conosce quasi più, a causa dei molti anni trascorsi e del non consolidarsi di pubblicazioni sul tema. Più in generale, anche quando alcune di queste storie si conoscono, magari perché hanno sfiorato le cronache giudiziarie di anni incendiari, se ne sa poco o male, filtrate come sono da una stampa sensazionalistica e condizionata da una pregiudiziale antifascista che – spesso – non ha lasciato spazio a un’indagine serena e scevra di preconcetti.

Come nasce questo libro e qual è il suo obiettivo?

Questo libro nasce da una ricerca lunga quasi dieci anni, con un obiettivo ambizioso: indagare l’insieme delle relazioni tra neofascismo italiano e movimenti di resistenza arabi e islamici, a cavallo del quarantennio ’50-’90 del XX secolo. Sullo sfondo sta la Guerra Fredda e il mondo diviso tra Est e Ovest; nel mezzo, invece, il frastagliato mondo dei Paesi non allineati – arabi in primis – e nazioni, come l’Italia, che poterono sfruttare il mondo spartito tra Mosca e Washington per cercare aree di manovra autonome nel Mediterraneo (…)

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