“Inchiostro nella pelle. Etica nell’estetica”. Dentro l’universo di Eternal City Tattoo

da Eternal City Tattoo

Partiamo dall’inizio. Francesco Cuomo e Daniele Caminati, quando avete iniziato a tatuare e cosa vi ha spinto a intraprendere questa passione e professione?

Francesco: Ho iniziato a tatuare tra il 1998 e il 1999. Avevo frequentato la scuola di fumettistica a Piazzale Flaminio e proprio in quegli anni stava iniziando il boom del tatuaggio. Prima esisteva già, ma era un fenomeno molto più ristretto. L’idea, in realtà, venne da mia madre: fu lei a suggerirmi di provare e mi disse «ti ho iscritto a una scuola di tatuaggi». Io inizialmente rimasi sorpreso, ma lei insistette: «fidati, tra qualche anno sarà importante». E aveva ragione.

Daniele: Io ho iniziato a tatuare tra il 2006 e il 2007. Tutto nacque da una disavventura nel quartiere: i miei amici raccolsero dei fondi per comprarmi l’attrezzatura e si presentarono a casa mia dicendo «da oggi inizi a tatuare». Disegnavo già da tempo, anche se non avevo frequentato scuole di disegno. Realizzavo bandiere e ‘pezze’ per lo stadio, per la mia comunità di amici. Loro colsero questa mia capacità e provarono a spingermi in questo ambiente.
All’inizio avevo delle remore: non avendo un’istruzione specifica per tatuare, ero titubante. Poi, un po’ per rispetto verso di loro e un po’ per determinazione personale, decisi di provarci.

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Il tatuaggio evoca la parola ‘estetica’. L’estetica, oltre a richiamare l’apparenza e l’immagine, può diventare espressione di una visione del mondo e denotare un’appartenenza. Secondo voi cosa significa estetica nel mondo del tatuaggio?

Francesco: Per come concepisco io il tatuaggio, è sempre stato un modo di raccontare se stessi. Sono convinto che, quando vedo una persona tatuata, dai tatuaggi che porta riesco a capire – almeno in parte – chi è. Ho sempre accostato il tatuaggio al racconto della vita, imprimendola sulla pelle. Per me il tatuaggio è questo.
Negli anni, certo, si è evoluto: ha assunto anche forme più prettamente estetiche o frivole. Ma per me resta principalmente un mezzo di narrazione personale.

Daniele: Se parliamo di estetica, per me si parla anche di etica: queste cose vanno di pari passo. L’estetica è il modo in cui ti esponi, ti mostri e comunichi chi sei, cosa fai, cosa ti piace, i tuoi valori. Decidere di imprimere disegni permanenti sulla pelle mette gli altri nella condizione di avere subito un’idea su di te, spesso anche un pregiudizio (…)

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