Venezuela: commenti e prime analisi degli autori di Fuoco

da Redazione

L’attacco statunitense al Venezuela, avvenuto nelle prime ore del nuovo anno, segna un passaggio rilevante e controverso nello scenario geopolitico globale.
Di seguito, riportiamo i primi commenti e le analisi a caldo dei nostri autori, che interrogano le ragioni ufficiali dell’intervento, le sue motivazioni strategiche e le possibili conseguenze internazionali.

Marcello Foa [1]: “Quando Obama era alla Casa Bianca, il cambio di regime in tutto il mondo veniva promosso principalmente attraverso strumenti asimmetrici, in particolare le cosiddette “rivoluzioni colorate” che utilizzavano ONG che, in realtà, erano essenzialmente strumenti della CIA. Si trattava di ribellioni teleguidate che apparivano al grande pubblico come movimenti spontanei. Ora, sotto Donald Trump, gli Stati Uniti sono tornati a un metodo più tradizionale: l’azione militare diretta per rimuovere i “dittatori”. La giustificazione è una “buona causa” – la lotta ai trafficanti di droga – ma, come al solito, non vengono menzionati i veri motivi, che sono strategici strategici e possono essere individuati non solo nel controllo delle riserve petrolifere ma anche (soprattutto?) dei giacimenti di litio e di terre rare, nonché nell’estensione dell’influenza degli Stati Uniti, verrebbe da pensare ad ogni costo, all’America Latina. E sorge una domanda fondamentale: quanto sta avvenendo in Venezuela è coerente con la promessa di Trump di voler essere il presidente che porta la pace nel mondo?
Presto ne comprenderemo le conseguenze globali, in particolare per quanto riguarda i rapporti con la la Russia e la Cina. Che inizio d’anno movimentato. Tutto cambia velocemente”.


Andrea Zhok [2]: Stanotte gli Stati Uniti hanno festeggiato l’anno nuovo bombardando Caracas.
Il presidente Trump, quello che ha perso il conto del numero di guerre che ha interrotto con l’imposizione delle mani, ha attaccato militarmente il Venezuela. Come nella più classica delle fiabe di Esopo, le ragioni addotte per l’attacco sono state, prima che il Venezuela esportava fentanyl negli USA, poi che il Venezuela aveva rubato il petrolio americano (in Venezuela) e infine che gruppi di Hezbollah e Iran infiltrati in Venezuela minavano la sicurezza interna degli USA.
A proposito di minaccia interna incombente ai confini, ricordo che la distanza tra i punti più vicini di USA e Venezuela è di 2200 km, più o meno la distanza tra Portogallo e Polonia. Naturalmente tutto il mondo sa cos’è questo attacco: è una guerra di saccheggio per le risorse petrolifere e minerarie venezuelane, una guerra che il paese che ha fatto più guerre dalla sua nascita al mondo, il paese che ha 800 basi militari sparse su tutto il pianeta, per l’ennesima volta ci racconta di fare nel nome della pace e della democrazia. E naturalmente attenderemo invano la “vibrante indignazione” del presidente Mattarella, la ferma condanna di Giorgia Meloni e il primo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea. Come sempre è tutto perfettamente nella norma. L’unica cosa che non è nella norma è quella pletora di imbecilli che sui giornali e sui social, inevitabilmente ed instancabilmente, cercheranno una tortuosa giustificazione morale alla prevaricazione (se le prevaricazioni provengono dalla nostra squadra del cuore sono per definizione morali).

Daniele Perra [3]: Il presidente “pacificatore” ha dato il via agli attacchi mirati su obiettivi militari dell’esercito venezuelano. Sembra anche un chiaro messaggio alla Cina che ha recentemente mandato i suoi delegati ad incontrare Maduro. Ad ogni modo, tutto largamente previsto. Intanto, ripropongo un articolo pubblicato su “Eurasia” il giorno successivo all’assegnazione del premio Nobel per la “pace” a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione filo-USA/Israele. Aggiungo che la rinnovata Dottrina Monroe dell’amministrazione Trump sembra piuttosto funzionale al disegno di penetrazione israeliana in America Latina e, soprattutto, alle mire sul greggio venezuelano, utile per garantire ad Israele sicurezza petrolifera. Vedremo come la cosa andrà avanti. Se Trump dirà nuovamente “missione compiuta” senza alcun fondamento (contando sulla prosecuzione della guerra asimmetrica, caso Iran) o se proseguirà nell’aggressione convenzionale.

Marcello Veneziani [4]: Sovranità calpestate. No, non è accettabile che uno stato intervenga violando la sovranità territoriale, nazionale, politica di un altro stato. Indipendentemente dal giudizio che si può avere sul Venezuela di Chavez e di Maduro. Non è accettabile che si possa impunemente violare il diritto internazionale, che uno Stato si arroghi il diritto supremo di giudicare altri stati e altri popoli, di violare i territori e arrestare i capi di un regime. E resta inaccettabile che un singolo stato sovrano decida quando intervenire e quando invece non farlo davanti a palesi crimini di altri paesi. Se migliaia di palestinesi possono essere uccisi e una decina di manifestanti in Iran no, se Stati canaglia pro-Usa (es. in Medio Oriente) possono impunemente durare nel sopruso e altri come il Venezuela no, allora accettiamo l’idea che la forza prevalga sul diritto. E allora la Russia, la Cina, la Corea, la Nigeria, ecc. potranno decidere esattamente come gli Usa o Israele di attaccare, violare, deporre e disporre secondo la propria volontà. E dire che Trump si era presentato come allergico all’interventismo (finto) umanitario dei dem.

Vittorio N. Rangeloni [5]: Trump e la nuova lezione di democrazia: “Quello che è successo a Maduro potrebbe accadere a chiunque”. Nel corso della conferenza stampa in cui ha raccontato i dettagli sul rapimento del presidente venezuelano Maduro, Trump ha già messo le mani avanti affermando che gli Stati Uniti vogliono aiutare anche il popolo di Cuba, esortando il presidente colombiano Gustavo Petro a guardarsi le spalle, oltre a minacciare anche il Messico. Secondo il presidente degli Stati Uniti, l’operazione militare degli Stati contro il Venezuela è un avvertimento a tutti coloro che minacceranno la sovranità degli Stati Uniti. Trump ha affermato che gli Stati Uniti guideranno il Venezuela “finché non avverrà il trasferimento pacifico del potere”, presumibilmente nelle mani di un vassallo inginocchiato dinnanzi alla bandiera a stelle e strisce. Nel suo discorso ha inoltre ricordato il vero motivo dell’offensiva in Venezuela, ossia i giacimenti petroliferi, affermando che farà in modo che principali compagnie “spendano miliardi di dollari per riparare infrastrutture petrolifere gravemente danneggiate e iniziare a generare profitti negli Stati Uniti”. Il Segretario della Guerra statunitense Peter Hegseth ha aggiunto che “l’America può proiettare la sua volontà in qualsiasi parte del pianeta, in qualsiasi momento”.

Cuba nel mirino di Trump? Trump oggi, oltre a parlare di Venezuela, ha affermato che anche “Cuba sarà un argomento di discussione per gli Stati Uniti”. Allo stesso tempo il segretario di Stato Rubio ha aggiunto che “Cuba è un disastro, è gestita da anziani incompetenti”, ed osservato che il Paese “ha un’economia in declino”… senza però ricordare che la causa principale delle difficoltà economiche dell’isola caraibica è quell’embargo commerciale, economico e finanziario imposto proprio da Washington ed inasprito da Trump, volto a soffocare il potenziale di Cuba, nonostante l’ONU condanni regolarmente queste sanzioni, considerandole illegali e dannose per quel popolo cubano che oggi Washington afferma di voler aiutare.

NOTE:

  1. FONTE: https://www.linkedin.com/in/marcello-foa
  2. FONTE: https://www.facebook.com/andrea.zhok.5
  3. FONTE: https://www.facebook.com/daniele.perra.7
  4. FONTE: https://www.facebook.com/marcellovenezianipagina
  5. FONTE: https://t.me/vn_rangeloni

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