Venezuela. Tanto tuonò che piovve. Chi credeva che le, spesso altisonanti, dichiarazioni di Trump su Maduro, e la mobilitazione di una, grande, flotta da guerra americana fossero, solo, minacce prive di sostanza, si sbagliava. E si sbagliava di grosso.
Gli States hanno attaccato. Colpito con, estrema, durezza un Venezuela sostanzialmente incapace di reagire. Catturato il presidente Maduro, con tanto di moglie al seguito. E deportati entrambi in territorio americano, deferendoli ad un tribunale che li giudicherà per vari reati. In primo luogo aver favorito il traffico di droga.
Questa l’imputazione principale. Ed ufficiale. Cui, però, praticamente nessuno può credere. Il Venezuela è infatti estremamente marginale nella produzione e nel traffico della droga. Meno del 5% della produzione mondiale parte dalle coste di Bogotà. I veri centri di controllo e produzione si trovano altrove. E la testa del serpente riposa, tranquilla, al sole della Florida. Indisturbata da Washington. Maduro paga ben altro. Certo, in primo luogo, il fatto che il Venezuela sia un, grande, potenzialmente enorme, serbatoio di petrolio. Sul quale Washington intende rivendicare un diritto di proprietà. Un diritto imperiale. Visto che Trump, come tutti i suoi predecessori, continua a considerare il Sud America come il giardino di casa. E, ovviamente, non ammette politiche diverse. Come quelle che aveva voluto mettere in atto, o meglio cercato di attuare, il governo chavista.

Non sono, evidentemente, bastati i tentativi di frenare Washington messi in atto da Mosca. Né il volto cupo di Pechino. Il Venezuela è nel giardino di casa. E questo non si discute. Non per Trump. Non per Washington.
Può, forse, stupire il metodo diretto utilizzato. Un attacco militare e il rapimento di Maduro e moglie. Deportati in territorio statunitense. Può stupire…ma non è affatto una novità. Semmai il ritorno ai vecchi metodi operativi degli States in America Latina e altrove.
Metodi diretti, non più fantomatiche “rivoluzioni colorate” come quelle care alla Casa Bianca nei tempi di Obama. Rivoluzioni che, nel tempo, hanno rivelato tutta la loro ambiguità. E si sono dimostrate, sostanzialmente, inefficaci. Trump è tornato ai vecchi metodi, come dicevo. Quelli utilizzati dai Bush padre e figlio. E, prima di loro, da Nixon, Kennedy e altri. Lo ha fatto con estrema decisione. Addirittura con brutalità. Resta ,ora, da vedere come reagirà il Venezuela. Se i seguaci di Maduro reagiranno,o andranno allo sbando. Come appare probabile, soprattutto guardando la conferenza stampa di Trump. Un Trump trionfante. E decisamente molto sicuro del risultato ottenuto. I prossimi giorni, più probabilmente le prossime settimane, ci faranno capire se davvero ha ragione di esultare.
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1 commento
Dove c’è una guerra c’è un dittatore e un popolo che soffre di mancata libertà e prosperità.
Se gli USA non fossero potenti chi ci difenderebbe dai tiranni? Se il petrolio venezuelano sarà gestito dalle compagnie americane con metodi commerciali equi o vantaggiosi per gli USA sarà sempre più rassicurante che sotto le grinfie degli altri due super(pre)potenti.