Rapisarda, quale pensa sia il motivo della reazione isterica degli ambienti di sinistra per la partecipazione di editori “scorretti” alla fiera del libro?
Siamo in piena fase senile dell’antifascismo in assenza di fascismo: quella reazionaria, paranoica e a-comunista. Non avendo più alcuna aderenza politica nella società, fra i ceti sociali svantaggiati, il mondo sindacale e i quartieri, non accettano il rischio di diventare una ridotta pure nel mondo della cultura: lì dove credevano di poter dettare legge e “mercato” per diritto divino. Ecco allora il gesto disperato, illiberale e antipolitico: la levata censoria, l’esorcismo goffo dell’antifascismo. Tanto affanno senza comprendere gli automatismi della società dell’algoritmo: più indicizzi un nemico e più quello avrà visibilità. È finita così: con gli “eretici”, gli editori scorretti, presi d’assalto alla fiera “Più libri. Più liberi”. Non dai contestatori ma dai lettori: vecchi e soprattutto nuovi…
C’è oggi più spazio per chi vuole fare cultura, formazione e informazione al di fuori dei circuiti del progressismo?
Assolutamente. Se da una parte c’è un deserto che cresce (la crisi editoriale del gruppo Gedi è paradigmatica), dall’altra c’è una vera e propria prateria da coltivare. In tutto il mondo – occidentale e non – si registrano declinazioni e avanzate del pensiero identitario e conservatore che si traducono, sempre più spesso, in esperienze di governo. Ciò significa che alcuni messaggi fondamentali sono passati nonostante il cosiddetto mainstream: un’impresa a cui ha contributo, accanto al giornalismo e ai pensatori “accreditati” di destra, tutta l’elaborazione “differente” che ha cavalcato benissimo la tigre del web e investito parallelamente, con grande intelligenza, in un’editoria connessa alle risposte da dare. Lo spazio, dunque, c’è: è giunto il momento di costruire una società “industriosa” e organizzata di lettori. Capace di costruire e promuovere prodotti sempre più popolari.

Pensa che il caso ‘Passaggio al Bosco’ possa rappresentare un precedente per il futuro?
La “compagnia dei censori” ci riproverà di certo: con “Passaggio al bosco” e con qualunque altra casa editrice anti-conformista. L’atteggiamento tenuto da Marco Scatarzi, davanti alla furia iconoclasta dei contestatori, è stato esemplare: la forza tranquilla di chi è sicuro del proprio progetto. Un plauso, permettetemi, va fatto pure alla stampa di destra che ha tenuto alta l’attenzione e raccontato passo dopo passo l’incredibile boomerang degli antifascisti: bacchettati pure dai loro maestri, Canfora e Cacciari. E allora prendiamo “Passaggio al bosco” come precedente luminoso: come una via del bosco da cui si rinasce cittadini orientati, liberi e consapevoli del proprio compito. In una società di smarriti.
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