Coghe, quale pensa sia il motivo della reazione isterica degli ambienti di sinistra per la partecipazione di editori ‘scorretti’ alla fiera del libro?
La reazione isterica di certa sinistra nasce dal terrore di perdere il monopolio culturale. Per anni hanno deciso loro chi poteva parlare e chi no, bollando come “fascista”, “omofobo”, “fondamentalista”, “bigotto” chiunque non si allineasse al pensiero unico, al loro pensiero. Quando qualcuno rompe il recinto, non vogliono il confronto, non discutono le idee: provano a cancellarle.
C’è oggi più spazio per chi vuole fare cultura, formazione e informazione al di fuori dei circuiti del progressismo?
Sì, paradossalmente proprio la chiusura dei circuiti progressisti sta spingendo tante realtà libere a fare cultura altrove: associazioni, editoria indipendente, social, giornali non allineati ai progressisti. Chi non accetta l’imposizione di certe ideologie non si rassegna al silenzio e finisce, ovviamente, per organizzarsi, creando reti e proponendo contenuti alternativi.

Pensa che il caso ‘Passaggio al Bosco’ possa rappresentare un precedente per il futuro?
Sì, questo caso è un precedente serio: legittima l’idea che basti un’etichetta appiccicata da alcuni intellettuali per provare a espellere qualcuno dallo spazio pubblico. Oggi tocca a un editore “scomodo”, domani può capire a chi difende la vita o la famiglia. Anzi, è già successo se pensiamo a quante volte le idee, le pubblicazioni, gli eventi e i manifesti di realtà come la nostra, Pro Vita & Famiglia onlus, sono stati censurati, attaccati o boicottati. Per questo è decisivo difendere la libertà di espressione di tutti e per tutti.
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