Quando il femminismo tossico ferisce e uccide.
Era l’estate del 1979. Le radio di tutto il mondo cominciavano a trasmettere quello che sarebbe diventato un successo planetario: il brano era Boys don’t cry. Il gruppo, i leggendari The Cure. I ragazzi non piangono, cantavano: «Hiding the tears in my eyes ‘cause boys don’t cry, boys don’t cry…». Già, gli uomini non piangono. O almeno questo è ciò che, erroneamente, crediamo. Ma fermiamoci un attimo, donne, e proviamo a chiudere gli occhi: quanto fatichiamo a immaginare un uomo che piange? Tanto, tantissimo.
Un po’ per incancrenite convenzioni sociali, un po’ per certa cultura filo-femminista che ci restituisce l’immagine di un maschio crudele, insensibile, apatico e cinico. E invece gli uomini piangono eccome: di nascosto, magari. Ma lo fanno pure loro. Quegli occhi che a volte fatichiamo a scrutare, si appannano e brillano. Rivelano gocce colme di emozioni, dolori. Lacrime piene di paure, di rimorsi. E di rimpianti. Se solo riuscissero a mostrare quel pianto, a renderlo palese e manifesto, potremmo capire. E capirci. Senza credersi deboli, fragili ma semplicemente vivi, sensibili, umani.

Non esistono, infatti, solo parole: ci sono silenzi che chiedono aiuto, che urlano soccorso. O più semplicemente, amorevole ristoro. E non esiste solo quel che ci appare: ma noi, sedicenti San Tommaso scesi in terra, crediamo ‘solo se vediamo’. E allora lì, su quel divano in penombra, un uomo ora sta piangendo: testa in subbuglio, non parliamone del cuore. E ancora adesso, proprio adesso, un altro ‘maschio’ prende posto: si siede, concentrato, al suo tavolino. Piccola la sedia, grandi i suoi pensieri. Finge disinteresse, visto da fuori sembra persino glaciale: granitico e possente, proprio come un iceberg. Eppure, quante notti insonni. Quante lacrime, calcoli e paure: il volto è scavato, a furia di pensare. Una ruga diventa sempre più marcata, profonda, a ogni «Sto bene, va tutto bene» quando tutto bene non va per niente.
Si sa, un uomo in pubblico non può piangere. A lui questo lusso sottostimato non è concesso. Così, sbagliando, si abitua: trattiene le lacrime e finge indifferenza. Anche quando – e magari lo vorrebbe – un abbraccio forte, caldo, che profuma di ‘casa’ placherebbe il suo tormento. Senza giudizio. Ma ‘solo’ con amore. All’uomo, oggi forse più che mai, è riservato questo infausto destino: soffrire in silenzio, subire tacendo. Perché se il Mario Rossi di turno denunciasse le vessazioni perpetrate dalla moglie, chi gli crederebbe? Nessuno. Invece tutti (anzi, tutte) o quasi, si prodigherebbero per capire le ragioni della donna. Chissà cosa avrà subìto, lei, per arrivare a tanto… vero?
VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:
-
FUOCO #19 – ottobre/novembre/dicembre 2025 (digitale)€6.50 - Prodotto in offerta
Abbonamento annuale – “Scintilla” (cartaceo) n.19-22Il prezzo originale era: €26.00.€20.00Il prezzo attuale è: €20.00. -
FUOCO #19 – ottobre/novembre/dicembre 2025 (cartaceo)€6.50

