Quando Vasco da Gama navigò direttamente fino in India doppiando il Capo di Buona Speranza nel 1497, in Europa si ebbe la certezza che l’Africa costituisce un’appendice peninsulare del continente eurasiatico. Tra l’Europa e l’Africa esistono infatti quegli stretti rapporti di collegamento e di vicinato che un grande geografo ed etnologo italiano, Renato Biasutti, descrive nei termini seguenti: «Anzitutto la continuità territoriale è limitata ad una striscia di 160 chilometri, da nord a sud, e quasi altrettanto nella sua massima larghezza. Su uno spazio molto maggiore le terre europee e asiatiche si accostano più o meno alle coste africane, la larghezza del Mediterraneo essendo ridotta a 14 chilometri nello stretto di Gibilterra e a 140 chilometri nel mare siciliano, mentre nel Mar Rosso la larghezza media di 200 chilometri è ridotta a 37 nel Bab el-Mandeb, la porta che, fra le coste dell’Eritrea e quelle dell’Arabia, immette nell’Oceano Indiano».
Questa oggettiva situazione geografica ha indotto alcuni studiosi a formulare, da prospettive diverse e con intenti diversi, il concetto di ‘Eurafrica’. Sembra che questo termine sia apparso per la prima volta nel 1930, in uno scritto di Paolo D’Agostino Orsini di Camerota, che in seguito sarebbe stato libero docente di geografia coloniale alla Regia Università di Roma e avrebbe collaborato alla rivista Geopolitica (1939-1942) diretta da Giorgio Roletto ed Ernesto Massi.

Subito dopo, nel 1931, il termine ‘Eurafrika’ comparve negli scritti di Karl Haushofer. Il geopolitico tedesco proponeva un sistema di alleanze (Berlino-Mosca-Tokio) che, allo scontro ‘orizzontale’ (per paralleli) tra le due parti del continente eurasiatico, sostituisse un sistema di zone d’influenza e di coprosperità ‘verticali’ (per meridiani): Eurafrica, Panrussia, Grande Asia, con la Panamerica quale quarto fattore esterno al Continente Antico e potenza marittima a sé stante. Il concetto di un organico collegamento tra l’Europa e l’Africa, che fosse affidato all’Italia, trovò accoglienza nella visione geopolitica degli alleati del Terzo Reich. Ferenc Szálasi, la Guida del nazionalsocialismo ungherese, lo espresse così: «La missione dello spazio vitale latino consiste nell’assicurare la vita dei territori meridionali del grande spazio europeo, nel prendere in considerazione l’Africa e il suo collegamento organico con la vita del grande spazio europeo. La sua missione, dunque, ne colloca il baricentro in direzione sud».
Chi sviluppò ulteriormente il concetto di Eurafrica fu, di lì a poco, il francese René Guernier, il quale nel 1933 teorizzò una Eurafrique «funzionale al mantenimento dello statu quo nel continente africano fra i possedimenti francesi e inglesi, non modificandolo cioè con progetti di ulteriore espansione, né con la costruzione di linee ferroviarie fra Dakar e Gibuti o fra Città del Capo e Alessandria d’Egitto» (…)
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