«Libano? La prossima Palestina». Parla un militare italiano dei Caschi Blu.

da Soldato Anonimo

La verità sulla missione Unifil, tra bunker e mediazione.

Partiamo dalla tua scelta di restare anonimo. Perché un militare professionista, con diversi anni di missioni all’estero alle spalle, deve ricorrere all’anonimato per raccontare ciò che succede in Libano?

Ci sono diverse ragioni per cui un militare che ha operato e opera in missioni all’estero potrebbe scegliere l’anonimato per raccontare ciò che accade. Abbiamo vincoli legali e disciplinari. Rilasciare interviste richiede autorizzazioni che devono necessariamente seguire le linee di Forza Armata.

 Ciò soprattutto a tutela della sicurezza operativa; poi, per le missioni, come quelle in Libano, non va assolutamente sottovalutata la questione politica e diplomatica. In sostanza, un militare non è libero di esprimersi pubblicamente come un giornalista o un civile. L’anonimato diventa quindi un mezzo di autodifesa e, in molti casi, l’unico modo per far emergere testimonianze dirette senza violare apertamente la legge militare o subire conseguenze gravi.

La presenza militare italiana in Libano è ormai una costante nel tempo. Dal lontano 1979, con l’inizio della partecipazione alla missione UNIFIL, la presenza italiana si è stratificata sempre di più, a maggior ragione dal 2006. A quanto ammonta oggi il contingente italiano e qual è il suo scopo principale e la zona di operazione?

L’Italia contribuisce in modo significativo alla missione in Libano con un contingente di circa 1.000 militari impiegati principalmente nel settore ovest e nel sud del Paese. I compiti dei nostri militari possono essere sintetizzati in: pattugliamento e controllo della Blue Line (confine tra Israele e Libano); supporto alle Forze Armate Libanesi (LAF) attraverso attività di collaborazione e addestramento congiunto; sostegno umanitario e assistenza alle autorità locali. Per il reparto di volo, invece, si parla di sorveglianza aerea lungo la Blue Line; trasporto tattico di personale e materiali; evacuazioni mediche sia diurne che notturne.

In cosa si differenzia l’approccio delle missioni italiane all’estero rispetto a quello degli altri Paesi?

L’approccio italiano nelle missioni militari si distingue sia per l’impronta umanitaria sia per quella legata alla stabilizzazione. Le Forze Armate italiane hanno un’importante reputazione di peacekeepers più che di forze di occupazione e l’approccio italiano tende a privilegiare il dialogo con le popolazioni locali, la ricostruzione civile e la sicurezza cooperativa piuttosto che l’uso della forza. (…)

VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento