Una nuova Hiroshima?

da Andrea Marcigliano

Ottanta anni dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Un anniversario che rappresenta l’inizio di un incubo.  Ѐ l’incubo della guerra nucleare, quella che potrebbe riportare l’uomo, o quanto ne resterebbe, all’età della clava e della pietra. L’incubo che, da ormai poco meno di un secolo, ci ha costretti a vivere con la vertigine, così come scrisse, alcuni decenni fa, André Gluksmann. Una vertigine che tuttavia, quando ne parlava il filosofo francese, sembrava avere trovato un suo equilibrio. Minaccioso, certo, e pericoloso. Ma pur sempre un equilibrio.

Oggi non è più così. Perché, a partire dall’inizio di questo terzo millennio, sono crollati – anzi si sono liquefatti – i presupposti politici su cui tale equilibrio del terrore poteva fare affidamento.  L’attuale situazione internazionale è caratterizzata dal caos. Un caos, va detto, per molti versi voluto e, in certo qual modo, organizzato. Perché, certo, vi è una super-potenza, gli States, che periodicamente nella storia ha utilizzato il caos per proliferare e dominare. Ma Washington non è la Nuova Roma. Non lo è mai stata, né mai lo sarà. Per natura e vocazione.

Nella migliore delle ipotesi, rifacendoci a Leo Strauss, potrebbe essere la Nuova Atene. Una Atene globale, mercantile e talassocratica. A me, però, viene più facilmente  in mente Cartagine. Potenza marittima, che sfruttava il lavoro servile. Che controllava le coste, i porti. Si preoccupava che all’interno non sorgessero potenze in grado di contrastarla. E guardava la terra dal mare.

E, poi, i cartaginesi adoravano Moloch. Il Dio oscuro che tutto divorava. E che chiedeva il sacrificio dei suoi stessi figli. Non so perché – o forse lo so – ma mi sembra un’associazione azzeccata. Soprattutto, guardando alla politica di Wall Street…

Questi sono riferimenti, ovviamente, vaghi. E che, pure, rendono l’idea del ruolo degli Stati Uniti nella storia contemporanea. E, soprattutto, di quei poteri finanziari, sostanzialmente apolidi, che a New York, oltre che a Londra, hanno le loro centrali operative. Dalle quali tentano di determinare il divenire della storia mondiale. In funzione, ovviamente, dei loro interessi, i quali giammai coincidono con quelli dei popoli. Anche del popolo americano.

A dirla tutta, senza giri di parole: questi signori non si fanno scrupolo alcuno di portare le genti incontro al disastro. «It’s economy, stupid!». La domanda che resta sospesa – e incombente, anzi angosciante sulla nostra realtà – è se qualcuno vuole davvero una nuova e devastante Guerra Mondiale. Ed è domanda cui non appare facile dare una risposta. O meglio, è arduo fornire una risposta univoca, che spieghi perfettamente ed esaustivamente la situazione del mondo attuale.

Perché, certo, vi sono poteri finanziari che giocano col fuoco. E politici manovrati da questi. Asserviti a determinati interessi, di fatto alieni dal curare quelli dei popoli che dovrebbero rappresentare. Figuri come la Von Der Leyen o Rutte, solo per fare due esempi. Ma ve ne potrebbero essere molti altri. Anche a casa nostra, per intenderci […]

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