Si sa che gli animali, per lo meno quelli che hanno ancora la fortuna di vivere nel loro habitat naturale, mostrano comportamenti anomali e manifestano un inspiegabile nervosismo, fino a veri e propri attacchi di panico all’approssimarsi di pericoli e di eventi avversi non visibili dall’occhio umano, dimostrando una sorprendente capacità di percezione anticipata di quanto è in arrivo, specie se questo può causare loro la morte o gravi danni. Questa capacità ‘profetica’ agisce in modo automatico e istintivo, prima di qualunque mediazione mentale o psicologica, essendo l’istinto di sopravvivenza a intervenire e a mettere in moto tali scomposte reazioni, fino ad arrivare alla paralisi e all’impossibilità di attivare qualunque risposta difensiva. E questo, in via del tutto naturale.
Meno naturale appare, invece, quando qualcosa di simile accade agli esseri umani, il cui istinto di sopravvivenza sembra neutralizzato e reso inefficace da troppi secoli di civilizzazione, essendosi staccati dal cielo con la scusa di conquistare la terra e avendo spostato il centro dell’essere dalla dimensione trascendente alla sola sopravvivenza corporea. Avendo essi girato le spalle alla Verità e alla Conoscenza, si ritrovano vulnerabili e indifesi per affrontare le avversità e, pur vivendo apparentemente meglio degli uomini delle epoche passate (per le comodità e il benessere fisico garantiti dalla tecnica), tuttavia essi si sentono molto peggio dei loro antenati: non avendo più terre vergini da scoprire, luoghi protetti in cui cercare rifugio e riparo, spazi dove condurre un’esistenza naturale, curando la propria interiorità e provvedendo alle proprie esigenze reali, essi finiscono per venir travolti dalla globalizzazione della sofferenza e dalla desertificazione delle anime. Non stupiscono, quindi, gli squilibri le tensioni, le depressioni e l’instabilità dei caratteri, oggi così diffusi ed evidenti: sintomi inequivocabili della folle corsa verso l’abisso e un futuro oscuro e minaccioso. La crisi agisce su tutti i piani: morale, intellettuale, economico, politico, sociale e ambientale e non saranno certo i germi e le infezioni del pensiero moderno e le deleterie ideologie da questo partorite a porre rimedio alla malattia che affligge gli esseri umani.

Ogni tradizione si fonda sulla dottrina delle ‘quattro età’, il cui svolgimento ciclico prevede il passaggio attraverso periodi che si succedono in una continua discesa e di cui la creazione del mondo materiale è una conseguenza e una diretta manifestazione. Da un inizio luminoso all’insegna dello Spirito e della Verità, si giunge a una fine oscura e tenebrosa, all’insegna della pesantezza e della menzogna; e un’umanità meno ignara e meno ottusa potrebbe trovare proprio in questa dottrina gli elementi per spiegare la sua condizione attuale, sapendo che quella in cui oggi ci troviamo è una fase molto avanzata – probabilmente quella finale – dell’ultima di queste ere, cioè il Kali-Yuga, l’Età del Ferro, l’Età del Lupo, l’Età Oscura, secondo le diverse denominazioni delle varie tradizioni […]
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