PAPI E CONCLAVI TRA SPETTACOLO E SOCIAL

da Cristiano Puglisi

Quello di un conclave, l’elezione di un papa, è un momento che, nella tradizione, dovrebbe essere caratterizzato esclusivamente da raccoglimento mistico e profonda spiritualità. Non solo per i cardinali, ma anche (e forse soprattutto) per i fedeli, che trepidanti e colmi di speranza dovrebbero attendere l’ora fatidica dell’habemus papam. Si tratta, infatti, del momento in cui i porporati dovrebbero affidarsi allo Spirito Santo, affinché li guidi nella scelta del nome più adeguato per ascendere al soglio petrino. Nulla di tutto questo, però, sembra essere trapelato, alla cosiddetta ‘opinione pubblica’, dal conclave di maggio che ha decretato l’investitura dello statunitense Robert Francis Prevost, divenuto Leone XIV. Non perché, intendiamoci, lo Spirito Santo non abbia avuto un ruolo – sarebbe blasfemo anche solo pensarlo – ma piuttosto perché, mai come in questa occasione, si è assistito alla trasformazione dell’elezione del pontefice in un vero e proprio evento mediatico, alla stregua di qualsiasi altra scadenza elettorale democratica.

E, di nuovo, mai come questa volta è toccato assistere a un crescendo di dichiarazioni, interviste, previsioni e, financo (e purtroppo), ingerenze politiche, riducendo quello che avrebbe dovuto essere un sacro mistero a una querelle da salotto televisivo pomeridiano, di quelli apprezzati da massaie e pensionati, buono per fare capolino tra un aggiornamento sul caso mediatico di cronaca nera del momento e un consiglio per la sana alimentazione. Viene pertanto spontaneo chiedersi: l’elezione del papa è ancora qualcosa che attiene prevalentemente alla dimensione spirituale, o, complici le onnipervasive industrie dell’infotainment e, a ruota, del politainment, che hanno ormai mescolato e reso indistinguibili il giornalismo e la politica dall’intrattenimento, si è ridotta, nei cuori di chi la osserva dall’esterno, a una banale disputa da reality, quasi come un Grande fratello a tema religioso?

A uno sguardo superficiale parrebbe proprio che l’atmosfera solenne della Cappella sistina, magistralmente affrescata dal Buonarroti, sia stata offuscata, al di fuori di quelle sante mura, da un’invasiva narrazione laicizzante. Su tutte quella del confronto, peraltro sempre proposto in maniera artatamente riduzionista, poiché la complessità non fa e non deve fare parte del bagaglio dell’uomo acefalo e monodimensionale obiettivo del mefistofelico strumento televisivo, tra ‘conservatori’ e ‘progressisti’. E tale narrazione viene alimentata dalla curiosità morbosa di un’opinione pubblica ormai educata a consumare bulimicamente gossip più che vera informazione. E così, fin dai giorni immediatamente precedenti al conclave, sono rimbalzate voci, retroscena e indiscrezioni su possibili alleanze e cordate, come in un congresso di partito o in un’assemblea degli azionisti […]

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