A partire dal 2023, in occasione del cinquantennale dalla sua dipartita terrena, per vivificare il ricordo di Adriano Romualdi, Cinabro Edizioni ha intrapreso un ambizioso progetto di riscoperta dei suoi scritti, grazie al sostegno della sorella Marina, all’aiuto qualificato di Mario Michele Merlino e all’operoso contributo di Rodolfo Sideri e Gennaro Malgieri. Con l’obiettivo di rinnovare il suo messaggio, soprattutto tra le nuove generazioni, abbiamo ripreso a promuoverne la lettura degli scritti che, inspiegabilmente – nonostante la stravolgente attualità –, non erano più né citati né studiati, abbiamo recuperato gli studi di e su Adriano, abbiamo ricominciato a scartabellare le sue bibliografie, a sfogliare compulsivamente le sue biografie.
E ci aveva colpito questa profetica notazione di Gianfranco de Turris: «Resta il suo lascito culturale, la sua opera cui fare riferimento, che, sparsa sovente su riviste dimenticate e/o ormai introvabili, corre il rischio di cadere nell’oblio, nonostante venga ricercata dalle nuove generazioni che sentono citare Adriano Romualdi ma non ne conoscono gli scritti». Così abbiamo ripreso a cercare su quelle riviste «dimenticate» e su quei libri divenuti ormai «introvabili». E, come si suol dire, chi cerca trova. Ci siamo resi conto che la maggior parte della sua produzione giornalistica, apparsa sulle più importanti e conosciute riviste d’area dell’epoca, era finita in quel temuto dimenticatoio e rischiava di cadere, come ammonito da de Turris, nell’oblio più totale. Decidemmo così di riportare alla luce quel patrimonio vastissimo di articoli, saggi, recensioni e commenti apparsi sulla rivista L’Italiano tra il 1959 e il 1973, grazie a lunghe e faticose giornate trascorse a consultare gli archivi della Biblioteca Nazionale Centrale e della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Poco dopo l’uscita della prima edizione dell’antologia Un italiano per l’Europa, abbiamo ricevuto in dono tutta l’emeroteca appartenuta a Ernesto Roli, sodale e fedele amico di Adriano fino al suo ultimo giorno di vita, trascorso insieme a Ceri, prima che la sua auto sbandasse all’altezza del fatidico chilometro 13 della via Aurelia. Con Roli, dopo proficue collaborazioni tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila e, col passare degli anni, fisiologici affievolimenti nelle frequentazioni, nell’ultimo tempo, avevamo ripreso i rapporti, prima che venisse anche lui improvvisamente a mancare nel marzo del 2023.

Tra le riviste e i quotidiani acquisiti grazie a quell’importante lascito, sono provvidenzialmente riemersi altri numeri de L’Italiano non posseduti dai fondi precedentemente consultati, dai quali sono stati recuperati gli articoli mancanti che ora sono andati così a completare – fino a nuove miracolose scoperte! – la raccolta che, dopo l’esaurimento della prima edizione, esce adesso in una nuova versione aggiornata e corretta.
Ma la riscoperta di Adriano e della sua produzione ha partorito altri e ben più insperati frutti. Innanzitutto, un’antologia di scritti di Oswald Spengler da lui curata, già ricordata da Gennaro Malgieri sull’ultimo numero di questa rivista, e apparsa per le edizioni Volpe nel 1973 con una ricca prefazione di Romualdi stesso.
E adesso questo nuovo ritrovamento, quasi l’invenzione di un tesoro. Perché ciò che Cinabro Edizioni ha appena dato alle stampe e che oggi con una certa emozione pubblicizziamo è davvero paragonabile all’inventio thesauri del diritto romano: la scoperta di un tesoro, definito dal giurista romano Paolo, come una «vetus quaedam depositio pecuniae, cuius non exstat memoria» (un antico deposito di denaro, del quale non esiste memoria). Infatti, di queste pagine riscoperte, realmente finite nel dimenticatoio per decenni, anche da parte dei più illustri studiosi di Adriano Romualdi, non si aveva più alcuna memoria.
Tutti gli amanti della penna di Adriano sanno che uno dei suoi libri più celebri, apparso postumo nel 1976 per le Edizioni Ciarrapico a cura del padre Pino, Le ultime ore dell’Europa, raccoglieva per lo più alcuni articoli da lui pubblicati a puntate su L’Italiano assieme ad altri inediti aventi ad oggetto una avvincente e scrupolosa ricostruzione delle serrate tappe della tragica fine della Seconda guerra mondiale, che condusse al tracollo politico e spirituale dell’Europa.

Pochi sanno che nel 1988 l’Editore ne stampò in pochissime copie una seconda edizione «integrale» che, a differenza della prima che si aggirava sulle 190 pagine circa, ne contava quasi il doppio: ben 330! Ma praticamente nessuno ricordava il contenuto effettivo di quella differenza: persino Alberto Lombardo, tra i massimi studiosi di Adriano Romualdi, nella prefazione all’edizione Settimo Sigillo del 2004, rilevando che tale seconda edizione fosse ormai «assai rara» e «venduta a prezzi estremamente elevati da distributori antiquari e da privati», scriveva: «l’aumento così sensibile era dovuto esclusivamente all’inserimento di numerose altre immagini, ma il testo era rimasto del tutto invariato». In realtà, dopo essere riusciti a ottenere una copia di quell’edizione praticamente scomparsa, ecco la strabiliante scoperta: alcuni capitoli, tutti dedicati alla tragica capitolazione della fortezza Europa vissuta in modo specifico dal punto di vista del fronte italiano, erano presenti in questa seconda edizione, definita «integrale» dallo stesso editore e dal curatore Pino Romualdi nella premessa, ma assenti nella prima e nella ristampa degli anni Duemila: L’invasione dell’Italia, Mussolini chiama ancora, I diavoli di Montecassino, Verso la linea Gotica, “Noi vogliamo che la valle del Po resti repubblicana…”, La fine della RSI. … Un vero e proprio tesoro, di cui tutti avevamo perso memoria, e che oggi, grazie al lavoro di ricerca del nostro gruppo editoriale e al contributo qualificato di Ernesto Zucconi e Maurizio Rossi, che arricchiscono il testo rispettivamente con una prefazione e postfazione, assieme a un accurato apparato fotografico gentilmente fornito dal primo, torna finalmente nella disponibilità di tutti coloro che intendono riconoscersi, ancora oggi, eredi della Weltanschauung di Adriano.
[1] Gianfranco de Turris, Adriano Romualdi e Julius Evola, in A. Romualdi, Su Evola, Fondazione Julius Evola, Roma, 1998, p. 18.
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