Il sole non sorge… a Bruxelles

da Matteo Carnieletto

Il ‘bello’ della democrazia è che, se stai perdendo, puoi sempre cambiare le regole del gioco, ovviamente a tuo favore: lo abbiamo visto con il recente referendum in Italia, quello promosso da Elly Schlein, Giuseppe, detto ‘Beppe’, Conte e Maurizio Landini, più tutti gli altri gruppi e gruppuscoli che costituiscono il cosiddetto ‘campo largo’ che, dopo non esser riuscito a raggiungere il quorum, sembra più un campo santo. Finito lo spoglio, il capo della Cgil, Landini, alla Repubblica delle idee, l’evento organizzato dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari (e dove se no?), se n’è uscito dicendo: «Il quorum nasce in un Paese dove il 95% andava a votare. Oggi sei in una situazione che non hai più legge elettorale proporzionale, hai premi di maggioranza, a votare va il 60-65% quando va bene… La maggioranza prima, con un sistema proporzionale col 95% che votava, rappresentava davvero il corpo elettorale. Oggi hai una contraddizione: dentro al Parlamento chi fa le leggi non rappresenta la maggioranza in questo Paese».

Ricapitolando: il quorum è ormai sorpassato, quindi va ripensato. Ovviamente per aiutare la sinistra, visto che ormai è rimasta solo lei a spingere per i referendum, tra l’altro per abrogare leggi che lei stessa aveva promulgato. E bisognerebbe ripensare pure la legge elettorale visto che ormai alle urne non ci va più nessuno. E forse, più che pensare a un nuovo sistema di voto, sarebbe bene cominciare a chiedersi perché gli italiani si siano ormai disinteressati alla politica. Ma non solo. Perché dalle urne del referendum è uscito un dato interessante. Un terzo di coloro che sono andati a votare ha deciso di bocciare la cittadinanza facile per gli stranieri. E cosa ha fatto il giorno dopo la sinistra?

È tornata a dire che c’è un gran bisogno di allargare le maglie dell’immigrazione. Perché, si sa, ‘ne abbiamo un gran bisogno’. E poco importa che, dopo la vittoria del Paris Saint Germain sull’Inter, Parigi sia stata messa a ferro e fuoco da immigrati di seconda e terza generazione, quelli che, per capirci, dovrebbero essere integrati. O dovremmo integrare. Casseurs che, però, non riescono, e spesso non vogliono, far parte della nostra società perché i loro valori sono altri e sono incompatibili con i nostri. Loro lo sanno bene.

E pure noi se solo riuscissimo a guardare la realtà senza i paraocchi dell’ideologia buonista. Ma lasciamo i nostri confini e allarghiamo un po’ il campo visivo. Guardiamo ciò che è successo in Romania negli scorsi mesi. Il 24 novembre del 2024 si tengono le elezioni presidenziali e Călin Georgescu si candida come indipendente. Ha un lungo curriculum nelle istituzioni internazionali, tra cui le Nazioni Unite, e il suo nome è stato più volte presentato per ricoprire la carica di primo ministro. Però… Perché in questa storia c’è un però. Georgescu comincia ad esser presentato dai media, soprattutto quelli più europeisti, come un candidato di ultradestra e, per di più, filorusso. Inizia così la campagna stampa contro di lui e, quando ottiene il 22,3% dei consensi, viene bloccato. Il voto che avrebbe potuto portarlo alla guida della Romania non si terrà mai. La Corte costituzionale, infatti, annulla le elezioni presidenziali denunciando «un’azione ibrida aggressiva da parte della Russia» per favorire Georgescu. Documenti di intelligence affermano che quell’incredibile risultato è stato reso possibile grazie a una campagna mediatica, ovviamente piena di fake news (termine guarda caso diventato popolare durante la Brexit e le elezioni americane che hanno portato alla vittoria Donald Trump nel 2016) e orchestrata da Mosca. Una storia già sentita […]

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