Prima e durante il conclave, Francesco è stato proposto come modello per l’elezione del nuovo Papa da parte di atei, materialisti, progressisti e anti-vita. Perché?
Il Francesco che è stato presentato da alcuni come modello del nuovo Papa, in realtà, non era il vero Francesco, ma una sua caricatura, costruita nel tempo anche grazie alla complicità del sistema mediatico, che ha amplificato questa rappresentazione. Si trattava di una caricatura che molti speravano di ritrovare nel successore, frutto però delle loro fantasie e speranze, nonché di una precisa agenda ideologica. Una caricatura, tuttavia, spogliata di tutte le prese di posizione strettamente cattoliche di Bergoglio. Basti pensare alle sue parole sull’aborto, espresse in termini durissimi, forse più di quanto avesse fatto qualsiasi altro Papa prima di lui. O, ancora, alle sue posizioni molto nette sull’eutanasia.
Ecco: quando affrontava questi temi, Papa Francesco veniva spesso criticato, se non addirittura censurato.
Non faceva certo comodo sentire quello che Bergoglio aveva da dire sui temi etici.
Al contrario, lo coloravano con le loro idee progressiste quando affrontava temi cari a un certo mondo. Gli davano spazio solo su omosessualità, migranti, ambientalismo (neanche sull’‘ecologia integrale’, che ignorano).
In questi casi prendevano spesso solo una parte del discorso. È rimasta celebre quella frase, peraltro mai del tutto chiarita: «Chi sono io per giudicare?». Fu il ‘tana libera tutti’, ma era un’espressione riportata in modo parziale: nella sua forma integrale assumeva un significato completamente diverso.
Ecco, quello fu l’esempio emblematico di un riduzionismo usato per piegare tutto ai propri fini.
Ecco come nascono le caricature. Meme, caricature, Trump che si propone Papa e poi il toto-Papa: a prescindere dalle appartenenze religiose, da dove nasce questa corrente che non rispetta adeguatamente la figura del Papa e, se guardiamo alle altre religioni legittime, le figure apicali religiose?
Trump vestito da Papa è una sceneggiata che rientra perfettamente nel personaggio-Trump. Uno che ama evidentemente prendersi molto sul serio, convinto di poter risolvere, una ‘sparata’ alla volta, i problemi del mondo – e (non) ne stiamo vedendo i risultati – persino quelli spirituali.
È chiaro che questo atteggiamento verso figure che meriterebbero ben altro rispetto e considerazione si inserisce in un contesto fortemente secolarizzato, dove ogni tema elevato viene trattato in modo orizzontale. Tutto oggi è abbassato, per renderlo comprensibile e accettabile dalla massa.

Francesco ha portato la comunicazione su un piano più diretto, semplice (o semplicistico) per alcuni versi, rendendosi disponibile e ‘abbassandosi’ ad alcune dinamiche comunicative che forse hanno svilito le considerazioni di un Papa. Leone XIV potrà tornare a un’autorevolezza e a un carisma più elevati?
Non direi che questa banalizzazione sia stata favorita da Papa Francesco. Della sua comunicazione sottolineerei piuttosto quanto scritto nella Evangelii gaudium, l’esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale. Quel documento offre spunti preziosi. Quando Francesco scrive che i cristiani devono annunciare il Vangelo senza escludere nessuno, non come chi impone un obbligo, ma come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile e ricorda che la Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione – come già disse Benedetto XVI – trasmette una visione profonda.
Certo, ogni Pontefice porta con sé la propria personalità e storia. Ma questo abbassamento del linguaggio, più che all’azione effettiva di Francesco, lo ascriverei alle distorsioni mediatiche […]
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