“Più ribelli, meno conformisti”. Ecco l’identikit dei ‘rompicazzi’ secondo Giampiero Mughini

da Giampiero Mughini

Mughini, ma chi sono i rompicazzi? 

Sono quelli che escono dal tracciato dell’una e dell’altra parte. Perché quando le dico dell’una e dell’altra parte sto pensando, in questo momento, alla politica. E nella politica italiana, più precisamente nel linguaggio più frequente della politica italiana, c’è la partizione tra destra e sinistra, o addirittura tra fascisti ed altro. Io credo che siano partizioni che oggi dicano poco. Oggi viviamo un tempo completamente nuovo, straordinariamente nuovo, se lei pensa che la carta dei giornali è stata pressoché interamente soppiantata da quell’arnese che teniamo in una mano e che si chiama telefonino. E quindi i rompicazzi sono quelli che non ci stanno a questa topografia. Ecco, io in questa topografia non ci sto.

Se le chiedessi un esempio?

Ma io glie lo faccio un esempio. Quando leggo queste cose delle donne che dicono “ma noi siamo pari agli uomini eccetera eccetera”… io dentro di me dico ma come si permettono di pensare che io non ritenga le donne uguali agli uomini? Come si permettono di pensarlo?

Lei nel suo libro si è occupato di alcuni rompicazzi di ieri. Uno su tutti, Mircea Eliade. 

Ci sono alcuni grandi individui più ampi dei confini imposti delle ideologie. Eliade è stato un grandissimo rompicazzi.

Vogliamo fare un parallelismo con chi il cazzo non lo rompe a nessuno? O forse lo rompe a lei. I conformisti di oggi. Ad esempio, l’attore Luca Marinelli. Non lo ha risparmiato da pesanti critiche dopo alcune sue dichiarazioni a seguito dell’uscita della serie tv “M”.

Marinelli, di certo, fa un altro mestiere. Marinelli fa l’attore ma ha detto una cosa che non sta né in cielo né in terra, che lui si sentiva a disagio ad interpretare Mussolini… Ma lui doveva dire io sto vivendo una straordinaria opportunità perché cerco di rendervi credibile e potabile un personaggio che è tra quelli che hanno fatto la storia del ‘900. È incredibile che un attore dica una cosa del genere… allora dovrebbe interpretare solo il Santo Papa. 

L’importanza dell’eterodossia in un’epoca che, pur ammantandosi di libertà, legifera e opera, alla fine, in senso, antilibertario. Parliamo, ad esempio, di fact checking, cancel culture e orwelliana riscrittura della storia. 

Senza eterodossia non c’è pensiero. Senza eterodossia non c’è cultura. Perché se il pensiero sta nel dire che Dante è un grande poeta non c’è bisogno che lo dici tu. Ci sono cose talmente ovvie che non c’è bisogno che le dici tu. Invece il pensiero è quando rompi la prevedibilità. Mica voglio dire, però, che il pensiero è nel dire che Dante non è un grande poeta. (Ride). 

Dottor Mughini, possiamo dire che lei è un vero rompicazzi. E ne va fiero. 

Assolutamente, me lo potrebbero scrivere in fronte. È la cosa a cui tengo di più di me stesso. Anzi è la sola cosa a cui tengo di più di me stesso, perché tutto il resto mi sembra fuffa. (Ride)

Ma ci si diventa? C’è un modo per diventarlo? 

No, no, non esiste un criterio. Io sono nato in provincia, dov’ero io non c’erano libri e non c’era nulla. Poi ho cominciato a fare dei passi in direzione della cultura e, ben presto, lo sono diventato. Per esempio, quando io ero ragazzo, era giusto che noi contestassimo, che fossimo, insomma, inquieti… capisci? Era giusto. Poi è stato giustissimo da parte mia, invece, scrivere un libro che aveva per titolo “Compagni, addio” (Ride). Il libro dopo il quale molta gente non mi ha più salutato. […]

VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento