Il transfemminismo odia le donne. La parola a Francesca Totolo

da Francesca Totolo

Donna, bianca, lontanissima dal femminismo militante, ricercatrice indipendente ed esperta in immigrazione e geopolitica, ma i giornalisti di sinistra ti definiscono la dama sovranista: hai fatto saltare il loro algoritmo?

Si, decisamente. Sono distante anni luce da “colleghe” che hanno eretto come bandiera la “quota rosa”. In questa società, dove il merito ha ceduto il passo alla follia dell’inclusività, sono una mosca bianca. È probabilmente per questo motivo che sono considerata un po’ meno donna da una certa parte e, quindi, soggetta ad attacchi feroci. La storia insegna che le donne non conformi sono sempre state l’obiettivo dell’odio politico rosso, anche di quello del femminismo tossico.

Tra le tue argomentazioni più importanti c’è l’incontrovertibile dato statistico che lega l’immigrazionismo scriteriato ai reati contro la persona, dalla violenza – anche domestica – fino allo spaccio di stupefacenti e agli omicidi, ricordando il tuo libro Le vite delle donne contano. Due più due fa ancora quattro?

Purtroppo, chi beatifica ancora stoltamente la società multiculturale e i porti aperti, afferma che non esista una correlazione tra immigrazione e criminalità. I dati del Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale, che ho evidenziato nel libro “Le vite delle donne contano” svelano la drammatica verità. Ad esempio, quasi una violenza sessuale su due è commessa dal 9 per cento della popolazione residente in Italia, ovvero dagli stranieri. Lo stesso vale per furti e rapine. Lo sfruttamento e l’induzione alla produzione è ormai un duopolio della mafia nigeriana e di quella albanese. La criminalità organizzata italiana, ormai principalmente operante tra i colletti bianchi, ha lasciato la gestione dello spaccio di stupefacenti a gang nordafricane e nigeriane.

 In considerazione delle tue ricerche, ritieni che le cd. ‘battaglie per le donne’ siano materia solo per il fronte progressista e i centri sociali delle ‘frocie’? Quanto è sincera la battaglia di questi – veri e propri – centri di potere per la donna, autenticamente intesa?

Al femminismo tossico, importa realmente poco delle donne. Altrimenti manifesterebbero e scenderebbero in piazza per tutte le vittime, senza distinzione riguardanti la nazionalità del carnefice. Facciamo un esempio: nel 2023, sono state uccise 118 donne, il 26 per cento da stranieri. Le transfemministe però si sono concentrate solo su due vittime erette a manifesto, le povere Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano. Perché? Gli assassini sono “maschi bianchi italiani ed etero”, nonché “figli sani del patriarcato”. Sofia Castelli, Maria Michelle Causo, Celine Frei Matzohl, Yana Malayko, Danjela Neza, anche loro erano giovanissime e sono state uccise dall’ex fidanzato ma sono state sepolte per la seconda volta dall’ipocrisia del femminismo. Il loro carnefice non rispecchiava il prototipo dell’uomo perfetto da odiare e da combattere, il maschio italiano. L’obiettivo è solo quello di mettere le donne contro gli uomini autoctoni, mostrificandoli e pure svirilizzandoli. Immigrazionismo, ideologia gender, woke, femminismo, antifascismo, non sono altro che i tentacoli velenosi della sinistra, istituiti e foraggiati per distruggere la nostra civiltà. […]

VUOI CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO?
ACQUISTA O ABBONATI ALLA RIVISTA:

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un Commento