Non solo ‘massoneria’: il volto del nuovissimo ordine mondiale

da Renzo Giorgetti

«Credi tu, dunque, che ciò che è la Massoneria si sia sempre chiamata Massoneria?». Così scriveva nell’ultimo scorcio di un XVIII secolo non ancora sconvolto dalla furia rivoluzionaria Gotthold Ephraim Lessing. Grande teorico di un utopico miglioramento umano, nei suoi dialoghi a tema massonico Ernst und Falck, sosteneva l’importanza di un riformismo gradualista, attività che una ‘chiesa invisibile’ fondata sulla ragione avrebbe avuto l’onore e l’onere di intraprendere. Attività svolta con il favore del tempo, basata sulla determinazione degli obiettivi e tramite il sostegno di una organizzazione in grado di mantenere inalterate la propria coerenza e determinazione anche nel lungo periodo. Sottintende tutto questo un’idea di continuità nei processi storici, di una sopravvivenza che vada al di là della durata delle singole vite (non a caso Lessing credeva nella metempsicosi) e che permetta di guardare con distacco alle varie contingenze dell’attualità.

Proprio in quest’ottica deve intendersi la persistenza del ‘potere invisibile’ come centro di influenza che al di là di ogni mutamento che avviene nel tempo mantiene costanti la sua identità e i suoi obiettivi. Il fatto poi che a queste forze facciano riscontro associazioni concrete che materialmente vivono e mutano insieme alla propria epoca è cosa consequenziale e assolutamente naturale. Che questo ruolo sia stato (o sia ancora) svolto dalla Libera Muratoria nulla cambia per chi avesse l’intenzione di comprendere i processi e le forze in gioco perché, mentre ogni forma esteriore sarà sempre la più transitoria, è l’essenza di un fenomeno quella che difficilmente sarà soggetta a mutamenti.

Volendo tracciare uno schema generale di quella che può essere l’azione delle società segrete nella società si dovrà in primo luogo considerare come questa azione giunga da centri di potere non visibili e non controllabili, e in seguito constatare come il tema dominante di quest’ultima sia la continuità e la coerenza, tratti che fanno indovinare sia una volontà sia una determinazione nell’esecuzione. Già ammettendo questi pochi ma fondamentali elementi si potrà avere una maggiore consapevolezza del ‘mondo segreto’ così come delle dinamiche che in maniera più importante ne determinano le attitudini.

Guardando ai processi in corso nella cosiddetta attualità possiamo constatare come lo sfaldamento dell’ordine civile, sociale, politico cui abbiamo assistito molte volte nel corso della storia recente ha dimostrato di procedere con una precisione e una coerenza non comuni, fornendo uno spettacolo tanto originale quanto significativo: un’anarchia in grado di dare lezioni di disciplina a qualsiasi fazione organizzata, un’autorità che vuole combattere ogni autorità, un disordine organizzato che riesce a muovere il caos dandogli disciplina ma soprattutto ordine. Unità di direzione, unità di opinione. Tutto questo senza che in apparenza vi siano state influenze esterne esplicite o volontà direttrici. Coerenza verso esiti che sembrano comuni anche in mancanza di veri capi o leggi vincolanti. Una spontaneità che è tutto fuorché casuale. Tutti sintomi dell’esistenza di un centro direttivo non conosciuto, un ‘cerchio interno’ che agisce senza farsi vedere, che opera confondendo e dissimulando la propria stessa esistenza.

Il ‘potere occulto’ esiste, lo si sente, se ne indovinano le attività, se ne vedono i risultati. Ma è necessario dimostrarne l’esistenza? È inutile domandarsi se una società sia segreta, perché ogni cerchia interna è segreta per definizione, così come è ‘segreto’ chiunque voglia agire sull’opinione pubblica ponendosi al di fuori di ogni visibilità e controllo. Una società è segreta non solo perché invisibile, ma anche perché tratta dei segreti, custodendoli, utilizzandoli per le proprie finalità. Una simile società a cosa servirebbe se non fosse in grado di tirare fili nascosti? Nel momento in cui rivelasse qualcosa di sé o delle sue attività diventerebbe una comune fazione come le altre. Si può divenire padroni di una folla se ci confonde in essa, ma solo in maniera indiretta, tramite i propri referenti, rimanendone però al di fuori, come centro direttivo che suggestiona senza farsi a sua volta suggestionare. […]

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