Massoneria: dalla Tradizione alla Sovversione

da Enzo Iurato

Il termine tradizione, nel suo significato etimologico, non esprime altro che l’idea di trasmissione, che deve avvenire in un’ininterrotta continuità, risalendo all’indietro nel tempo fino ad un centro originario (parlerà Joseph de Maistre, cattolico e massone, della vera religione, che «nacque il giorno in cui i giorni nacquero»), attraverso precise condizioni, senza le quali il “passaggio” non potrà che essere parziale, incompleto e, perfino, nullo. L’iniziazione, insieme ai riti e ai simboli che ne sono espressione – evitando gli impropri richiami “iniziatici” delle sette occultistiche e neospiritualiste – è il grimaldello che consente all’uomo di rompere il guscio dell’io e superare lo stato condizionato, il limite e i confini dello stato individuale, che gli preclude l’unione col Principio. Partendo dalla indispensabile “qualificazione” personale, attraverso l’iniziazione viene trasmessa una “influenza spirituale”, creando così le condizioni per svolgere il “lavoro interiore” assegnato allo sforzo costante d’assimilazione dell’interessato.

Guénon, che ha fornito la chiave interpretativa di tale “mistero”, ha indicato nella Massoneria l’ultima organizzazione rimasta attiva in Occidente ancora in grado di assicurare la regolarità di questa trasmissione. I Liberi Muratori – eredi e continuatori degli antichi collegia fabrorum romani – come indica già il loro stesso nome, erano i costruttori, i lavoratori della pietra (capimastri e carpentieri, scalpellini e vetrai) in possesso della scienza divina, che nel Medioevo prestavano la loro arte e le loro conoscenze per edificare gli edifici sacri, i templi e le grandi cattedrali gotiche, il cui  simbolismo trasmetteva verità religiose e metafisiche d’ordine superiore. Essi erano definiti liberi perché non dovevano sottostare alle varie servitù feudali, facendo parte di corpi professionali che godevano, per statuto, di tali privilegi. Nessuno dei Muratori poteva operare iniziaticamente e professionalmente se viveva un rapporto di servitù nei confronti di un signore che ne disponeva legalmente: «Per dirsi iniziaticamente nati liberi, occorre – secondo Oswald Wirth – essersi liberati dalla schiavitù profana». Presso costoro, al lavoro esteriore di squadratura della pietra grezza, corrispondeva un ben più importante lavoro interiore di perfezionamento della propria anima, alla quale veniva data una forma e un ordine che gli consentiva di inserirsi in modo naturale e organico nell’edificio e nella costruzione dell’unità nel Principio. Per poter svolgere efficacemente tale lavoro interiore si rendeva necessaria proprio la trasmissione attraverso degli appositi riti d’iniziazione.

In questa fase, come si può facilmente dedurre dalla destinazione finale delle opere realizzate, la religione cattolica era il cemento costitutivo dello stretto legame fra l’esterno (la religione, la cui legislazione d’ordine sociale, mutuata dall’antico diritto romano, era diretta a tutti), e l’interno (la via iniziatica, riservata ad una ristretta minoranza di elementi qualificati); al pari, del resto, con la produzione pittorica o letteraria degli artisti dell’epoca, tutta incentrata su temi e soggetti sacri. Solo chi praticava questi mestieri, chi si impegnava professionalmente nell’opera, poteva essere ammesso a pieno titolo a questo lavoro di approfondimento interiore, purificazione fisica e spirituale e affinamento dell’anima che quell’occupazione comportava. Esistendo, tuttavia, già allora la figura marginale del massoni “accettato” che, non praticando il mestiere e in ragione della provenienza “esterna”, risultava maggiormente accessibile alle influenze del mondo profano.

Una prima frattura destinata ad aprire abissi incolmabili viene a determinarsi nel ‘600, in  contemporanea col “ritiro” dei Rosacroce dall’Europa, quando all’era delle Cattedrali e dell’Arte Sacra succede l’era dei palazzi e dei castelli, quando la materia comincia a ricoprire e soffocare lo spirito, il potere mercantile e borghese si sostituisce all’autorità Regia e Sacerdotale, mentre lo sguardo dell’uomo e della società non è più puntato verso l’alto ma comincia a guardare alla piatta orizzontalità di un mondo sempre più sconsacrato e profano. A “squadrare la pietra” finiscono per essere sempre più individui che non praticano l’Arte e non appartengono al Mestiere; non sono professionisti della costruzione, ma personaggi economicamente influenti, gentiluomini interessati al prestigio che poteva offrire l’iniziazione, per scopi non sempre chiari e legittimi, per soddisfare un’esigenza egoistica: l’esatto contrario della squadratura e messa in ordine della propria anima! Un esempio emblematico è quello di Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che dilapida il suo “patrimonio” spirituale, sprecandolo nella ricerca dei potere, del prestigio e del dominio personale.

L’indebolimento, che a breve si sarebbe manifestato sotto forma di deviazione, consisteva nella crescente negligenza e nel progressivo oblio del vero scopo dell’iniziazione, quello della realizzazione spirituale, lasciando così campo libero all’aspetto puramente teorico e speculativo, infarcito di filantropia e progresso; in un guazzabuglio di “Obbedienze” e nella pomposità di “Gradi”, finendo così per assegnare alla massoneria, al massimo, un ruolo folkloristico, poiché lo Spirito si esprime in modo semplice naturale e immediato, essendo quella iniziatica una Via secca, non intrisa di sentimentalismi e di fantasmagoriche rappresentazioni. […]

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