Tecno-massoni: dal Club Bilderberg agli oligarchi di Davos

da Enrica Perucchietti

Anno 2008. È tempo di elezioni negli Stati Uniti e queste si svolgono in un modo del tutto peculiare: Multivac, il potente supercomputer governativo, decide quale sia l’unica persona che dovrà votare nell’intera nazione. Il destino del Paese è così affidato interamente alla capacità prescrittiva e predittiva di Multivac. 
Tutto ha avuto inizio 40 anni prima, con i primitivi piccoli computer che riuscivano a prevedere il risultato delle elezioni semplicemente analizzando i risultati di quelle precedenti. Poi, questi sono diventati sempre più grandi e sofisticati e sono riusciti, man mano, a stabilire il vincitore con una minore quantità di dati, fino ad arrivare a Multivac, che riesce a profetizzare il risultato osservando esclusivamente il giudizio di una sola persona

Quest’anno toccherà a Norman Muller, semplice commesso di un piccolo magazzino di Bloomington, nell’Indiana, diventare l’elettore della nuova “Democrazia Elettronica”. Il giorno dell’elezione, Norman viene accompagnato in una sorta di stanza simile a un reparto ospedaliero e interrogato dal supercomputer attraverso schede criptate che l’analista incaricato gli tradurrà. Alcune con domande improbabili del tipo: “Che cosa ne pensa del prezzo delle uova?”. 

L’analisi del sondaggio individuale effettuata da Multivac porta il supercomputer a elaborare il risultato delle “elezioni”. E così, ancora una volta, «In questo mondo imperfetto, i cittadini sovrani della prima e più grande Democrazia Elettronica avevano, per mezzo di Norman Muller – per suo mezzo! – esercitato ancora una volta il loro libero e inalienabile diritto di voto».

Diritto di voto in salsa WEF

È la trama di Diritto di voto (titolo originale Franchise), l’inquietante racconto del 1955 di Isaac Asimov.  Pubblicato per la prima volta in Italia dalla rivista Galaxy nel 1962, il protagonista della novella è il supercomputer Multivac, una megastruttura lunga svariati chilometri e dotata di una intelligenza artificiale che si evolve continuamente, riuscendo addirittura ad acquisire una sorta di coscienza.

Quello che potrebbe sembrare solo un “racconto” di fantascienza, è stato evocato indirettamente in un dibattito pubblico tenutosi nell’edizione 2017 dell’annuale Forum di Davos tra il fondatore del World Economic Forum (WEF), Klaus Schwab, e il co-fondatore di Google Sergey Brin. Nel suo discorso, Schwab ha presentato uno scenario ipotetico in cui le tecnologie predittive (in grado di elaborare dati statistici per prevedere i comportamenti) avrebbero potuto passare alla fase prescrittiva ed essere utilizzate un giorno per soppiantare le elezioni, dal momento che il risultato di queste può essere considerato già noto in partenza. Nello suo intervento, Schwab afferma che: «[…] il prossimo passo potrebbe essere entrare in una modalità prescrittiva, il che significa che non è nemmeno più necessario tenere le elezioni perché puoi già prevedere che cosa accadrà e chiederti perché, in fondo, dovremmo avere bisogno di elezioni?».

Come spesso accade, Schwab gioca sull’ambiguità: si tratta di una semplice previsione, oppure, di un vero e proprio auspicio per delegare alle IA il compito di prescrivere il risultato delle elezioni e, in questo modo, sottrarre ai cittadini uno degli ultimi diritti loro rimasti? […]

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