Una repubblica fondata sul… controllo. Intervista a Carlo Freccero 

da Carlo Freccero

Assistiamo a una vera e propria ossessione per il concetto di ‘libertà di parola’. Ma più se ne parla e meno la si pratica, no?

Infatti, possiamo parlare di tutto quanto è buono e giusto: la cultura woke… e basta! Di tutto il resto non possiamo parlare perché contrario alle regole della community. Rappresenta infatti istigazione all’odio e alla violenza. Non ce l’ho col woke in sé. Ognuno dovrebbe essere libero di fare le sue scelte. Per cui per me va bene anche sentirsi cane purché non si nuoccia a nessuno. Il problema è che non c’è reciprocità e certe scelte sono invece escluse. Tutto quello che deroga dalla propaganda del potere viene bollato come fascismo. E c’è un lato inedito: mai la censura aveva raggiunto gli attuali vertici di comicità. Per Facebook il Crocefisso della Via Crucis è osceno perché rappresenta un nudo maschile.  Gli algoritmi di questo social network mi hanno cancellato anche la villa La balena, capolavoro di architettura déco, perché il termine balena suona irrispettoso nei confronti della sua stazza architettonica. Interagendo con algoritmi, fact checker alla ricerca di un contesto che non trovano mai e altre amenità, il tempo scorre e non c’è tempo per condividere le notizie importanti.

LLa cifra di questi tempi è l’ego e una generale soggettivizzazione di tutto: esiste solo l’io. Viviamo nella dittatura dell’io, vigilata dalla polizia dei sentimenti e dai tribunali delle emozioni?

Parlare ossessivamente di ego, serve a circoscrivere e cancellare ogni analisi politica. Si tratta di una spiegazione in chiave psicologica che si sottrae a ogni analisi sociale. La mia generazione contrapponeva politico e privato. Oggi la categoria del politico è stata soppressa a favore del privato. Di questo procedimento, che è ancora una diversa forma di censura, io sono stato testimone nella mia vita di programmatore televisivo. La televisione italiana ed europea nasce come servizio pubblico televisivo e, dopo la fase pedagogica, si era riconvertita alla dimensione dell’informazione, al dibattito pubblico, al confronto sui temi di portata sociale. La mia Rai Due si muoveva in questo ambito unendo programmi di informazione, talk show e satira come critica alla politica attraverso la comicità. Tutto questo ebbe fine col famoso editto bulgaro berlusconiano del 2002. Parlando da Sofia, in Bulgaria, l’allora premier Silvio Berlusconi stigmatizzò la presenza dell’informazione in televisione come «uso criminoso del mezzo televisivo». Ci furono allontanamenti (cioè licenziamenti) e chiusure, e tutto fu riconvertito al privato’. Il gossip, l’infotainment prese il posto dell’informazione. Oggi la domanda non è più «cosa sta succedendo» ma «cosa provano i protagonisti di questa storia» e «cosa provo io di fronte alla loro emozione?». 

Un tempo la censura era appannaggio del potere costituito. Oggi siamo, secondo molti, passati da forme brutali del potere a dittature ‘dolci’. Come è parallelamente evoluta oggi la censura che diventa autocensura e che volto ha, se ne ha uno in particolare?

Vorrei definire la situazione presente non tanto come ‘dittatura dolce’ quanto come ‘totalitarismo’. Per comprendere il totalitarismo partiamo da Le origini del totalitarismo di  Hannah Arendt, in cui definisce il totalitarismo una forma politica radicalmente nuova e sostanzialmente diversa dalle forme storicamente note di potere autoritario come il dispotismo, la tirannide e la dittatura. Secondo Arendt, il totalitarismo porterebbe all’estremo le caratteristiche della società di massa, tra cui l’isolamento e l’interscambiabilità degli individui. Il totalitarismo non pretende solo la subordinazione degli individui, ma invade e controlla anche la sfera privata. Il nuovo totalitarismo – rifacendomi al libro La psicologia del totalitarismo di Mattias Desmet – non è guidato da dittatori come Hitler, ma da burocrati e tecnocrati che, come esperti, hanno preso a etichettare i dissidenti per additarli al giudizio sociale ed emarginarli. Il totalitarismo non viene dall’alto, ma dal basso cioè da masse sempre in cerca di leadership in grado di risolvere i problemi attraverso la paura, creata dai media per instaurare un pensiero unico. Insomma, non è più l’uomo forte, ma l’esperto e le masse – e, aggiungo, l’intelligenza artificiale, che è acefala – a formare una società totalitaria […]

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