La cerca del santo Graal

da Redazione

Una vasta radura, un castello assediato, tende di seta di vari colori. Due schiere di cavalieri si affrontano, sembrano del tutto uguali tra loro, salvo per il fatto che da una parte indossano armature nere e dallโ€™altra bianche.ย รˆ come una partita a scacchi: del resto, sappiamo tutti che la scacchiera del gioco piรน bello del mondo rappresenta proprio un campo di battaglia. Il prode Lancillotto giunge per caso nel luogo della battaglia o, se preferite, del torneo. Guidato dal suo istinto, prende le parti dei cavalieri neri poichรฉ gli sembra che essi siano in difficoltร  e sul punto di cedere.

Combatte con valore, ma deve soccombere e viene fatto prigioniero. Piรน tardi, una misteriosa figura mistica gli spiegherร  che il combattimento cui aveva assistito era โ€œla Ricerca del Santo Graalโ€, che i cavalieri bianchi erano โ€œla cavalleria celesteโ€ e i neri โ€œla cavalleria terrenaโ€: il prode eroe, difatti, scegliendo da che parte stare, si era accostato istintivamente ai neri, alla cavalleria mondana e peccatrice e ciรฒ perchรฉ, amante della regina Ginevra consorte del suo signore Artรน, egli si trovava in quel momento in peccato mortale.

Al Graal compete un paradossale privilegio: รจ un proteico โ€œoggetto misteriosoโ€ dalle molteplici, infinite metamorfosi. Eppure, ancor oggi รจ difficile, a livello di idรฉes donnรฉes, sfuggire allโ€™immagine che si tratti comunque come in primissima istanza โ€“ o in definitiva โ€’ di un calice eucaristico da porsi in relazione con lโ€™Ultima Cena e il sangue sparso da Gesรน sulla croce e nel sacro vaso, appunto, raccolto. Ma i molti cultori dellโ€™argomento tendono a superare e ad accantonare questโ€™aspetto vulgato e volgare: essi fanno del Graal un oggetto che si presenta in varie forme allโ€™interno di differenti sistemi mitico-religiosi, dotato sempre e comunque di un valore universale; oppure un simbolo di potere e di conoscenza. Soprattutto, un mistero: anzi, il Mistero per eccellenza.

Il Mistero del Graal รจ eterno ed etereo, diffuso e disciolto nellโ€™Eternitร : per questo bisogna cominciare ad affrontarlo: non sul suo terreno diafano e scivoloso, bensรฌ sul nostro, con i piedi ben piantati in terra: date precise, luoghi circoscritti, pesi e misure. Ci sarร  ben un prima e un dopo.

Il verseggiatore che inventรฒ il Graal

Il francese Chrรฉtien de Troyes cominciรฒ a scrivere i suoi romanzi in versi nella prima metร  degli anni Sessanta del XII secolo, allorchรฉ attorno alla duchessa e regina Eleonora, nipote del trovatore Guglielmo IX dโ€™Aquitania, si andava fondando il nucleo originale di quella che si sarebbe chiamata โ€œcultura corteseโ€. Tra 1181 e 1190 Chrรฉtien compose un nuovo romanzo, il Perceval, ou le Conte du Graal. Il XII secolo, cosรฌ permeato di valori e di reminiscenze antiche โ€“ lo hanno chiamato Aetas ovidiana e addirittura โ€œRinascimentoโ€ โ€“, non apprezzava le novitates: tanto piรน poi in un campo come quello delineato dal Perceval, dove si proponeva la vicenda dโ€™una sorta dโ€™iniziazione religioso-cavalleresca incentrata sul mistero del Graal. Ma il termine Graal, che per noi รจ ormai un nome proprio, ai tempi di Chrรฉtien non lo era affatto; nรฉ lo era nei suoi versi, dove si propone non giร  la storia del Graal quanto piuttosto quella di un graal, sia pur particolare. 

La parola graaus (al nominativo; nei complementi, graal) รจ attestata in lingua dโ€™oรฏl almeno a partire dal Roman dโ€™Alexandre del 1160-70: ma conosciamo la forma latina corrispondente, gradalis, almeno a partire da un testo documentario catalano del 1010. [โ€ฆ] 

Ora, Chrรฉtien descrive โ€“ sommariamente โ€“ il suo graal come un piatto largo e abbastanza capiente e profondo da contenere un grosso pesce, mentre un testo primoduecentesco, la prima โ€œContinuazione anonimaโ€ del Perceval, ne tratta come di un recipiente tanto grande e profondo da contenere una testa di cinghiale. Dal canto suo Elinando di Montfroid, nella sua cronaca in latino del primo quarto del Duecento, descrive il Graal come una scutella lata et aliquantulum profunda. Insomma, qualcosa come un grande vassoio o un bacile. 

Si รจ, in altri termini, dinanzi a un oggetto in origine dโ€™uso corrente, magari addirittura umile e quotidiano. Si tende a pensare che etimologicamente esso sia la sintesi di due parole latine, crater (il panciuto vaso vinario) e vas garale (un recipiente atto alla conservazione della salsa latina detta garum: di nuovo qualcosa a che fare con il pesce). Ma qualcuno, appoggiandosi al valore che il termine ha assunto dopo Chrรฉtien come oggetto dispensatore di grazia e di saggezza, ha voluto avvicinarlo alle parole gradale o graduale (in lingua dโ€™oรฏl graรซl), termini derivati da gradus (โ€œpassoโ€) e designanti la lettura liturgica che nella messa precede il Vangelo e, in senso piรน ampio, il libro che raccoglie i canti liturgici: unโ€™ipotesi che appare un poโ€™ forzata. A loro volta alcuni testi del ciclo graalico, del primo Duecento, seguendo il sistema etimologico caro a Isidoro di Siviglia consistente nello spiegare i termini ricorrendo a parole affini o comunque omofone, spiegavano graal con grรฉ, agrรฉer: il Graal รจ dunque qualcosa che piace, che giova […]

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