‘Malapianta’. La prefazione di Boni Castellane al libro che “disinnesca” la guerra tra i sessi.

da Boni Castellane

La società contemporanea si trova dinanzi a un crocevia di pensieri e ideologie che sembrano voler sovvertire i cardini della storia e delle relazioni umane: perché i convegni che trattano gli argomenti di questo volume vanno sempre nella direzione opposta da quella proposta qui? Perché la sociologia ha deciso di rifiutare l’analisi e si è dedicata alla riscrittura del reale? La distorsione del Femminismo – metodo errato ab origine in quanto dialettica tra due parti non in contrapposizione – ha avuto il suo punto di caduta nell’elaborazione del mito del “patriarcato”, insieme a tutto ciò che implica le dinamiche mimetiche ed espiatorie tipiche delle regressioni mitiche della modernità. L’idea stessa della riscrittura di millenni di storia umana attraverso la lente di un conflitto inesistente tra oppressori e oppressi non soltanto mistifica la complessità delle dinamiche sociali ma insinua la possibilità operativa del Nichilismo instaurato all’interno di una ipotetica società da abbattere per poterla ricostruire sui presupposti del Materialismo assoluto.

Fin dagli albori dell’umanità, uomini e donne hanno svolto ruoli complementari, nati non da una volontà oppressiva, ma da esigenze di sopravvivenza e progresso. La divisione dei compiti, spesso interpretata come subordinazione, era in realtà un equilibrio funzionale, plasmato da una naturale complementarietà tra funzioni diversificate.

Ridurre questa complessità a categorie semplicistiche di oppressori e oppressi è un errore che oscura la reale natura della storia umana in funzione di una finalità mai esplicitata ma sempre sullo sfondo delle “battaglie generazionali”: la creazione di una nuova, ultima, generazione la cui percezione della vita invivibile sia sussunta ad una serie di “nuovi diritti” che ne disinneschino il rifiuto prerazionale. Per fare ciò occorre centralizzare la funzione giudicante subordinandola alle dinamiche della Narrazione prestabilita, sacrificando sull’altare della libertà individuale un malinteso egualitarismo ed un fittizio senso di protezione.

Oggi, il Femminismo-gender propone una narrazione che criminalizza la sfera maschile e vittimizza quella femminile con il chiaro obiettivo di disinnescare, in entrambe le categorie, la funzione specifica. Questo approccio non solo ignora i sacrifici e le sofferenze condivise da uomini e donne, ma oscura anche i successi e le conquiste costruiti attraverso una collaborazione reciproca che ha avuto da sempre il nome di “civiltà”. Un fenomeno particolarmente emblematico di questa deriva ideologica è rappresentato dal movimento woke. Esso promuove un risveglio di coscienze volto a individuare relazioni di oppressione in ogni ambito sociale, elevando il “maschio bianco eterosessuale e patriarcale” a simbolo assoluto dell’oppressione.

Questa costruzione ideologica alimenta una pseudopolarizzazione sociale pericolosa, trasformando l’uomo in un capro espiatorio di un peccato originale che richiede una perpetua autopurificazione, sempre a favore dei tessitori politici della Narrazione. Tale visione distorta della realtà diventa uno strumento di ingegneria sociale, sovvertendo i principi stessi dei presupposti civili, sociali e comunitari che hanno edificato le convivenze in funzione di fuoriuscita dallo Stato di natura. Tale strategia ha avuto come obiettivo primario le legislazioni contemporanee, sempre più basate su percezioni soggettive e meno sui fatti reali; in ambito giudiziario ciò ha dato origine ad un’erosione di principi fondamentali come la presunzione d’innocenza, sostituita da una tendenza a privilegiare il sentore delle presunte vittime, sino a giungere ad un ribaltamento del principio di realtà che ha come punto di caduta le “identità percepite”.

Ci troviamo però, oggi, ad una svolta: la deriva di contrapposizione che ha generato due visioni della realtà assolutamente incompatibile, “due mondi” costruiti l’uno sull’idea filosofica di fatto e l’altro su quella psicanalitica di desiderio, sta giungendo proprio ora, proprio qui, all’inevitabile crollo conseguente all’inevitabilità dell’appartenenza dei mondi fittizi al mondo reale. Non c’è narrazione che tenga e non c’è pedagogia che riesca a piegare il ramo tanto da snaturare la sua natura, l’unico esito possibile è la morte della pianta. La deriva caotica del Nichilismo ha bisogno della distruzione per farsi manifesta ed oggi stiamo assistendo a tale momento di verifica essenziale e chiarificatrice.


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1 commento

Oiram 19 Aprile 2025 - 17:49

Di recente un tribunale ha stabilito che si è donna in base al sesso biologico della nascita..ALTOLA’ ma con dovute precauzioni…
Dobbiamo aspettarci sentenze che ci svelano grandi verità del tipo l’acqua sarà bagnata? o lo sapremo dall’ IA ?

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