“Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti”: così scriveva Andy Warhol, nel lontano 1968. All’epoca non c’erano certo i social, eppure questa affermazione si è rivelata quanto mai visionaria. Nonché profetica. Così, non solo gli adulti ma anche i bambini vengono pericolosamente sedotti dalla “popolarità facile” (come il fenomeno dei baby influencers, ahinoi, dimostra). Un’esposizione costante, a tratti forsennata: dove il concetto di privacy è del tutto calpestato, come un mozzicone sul cemento. Ivi compreso il buonsenso, tristemente soppiantato dal senso comune. Benvenuti nella società non dell’Essere ma dell’apparire: dove, devoti al Dio Like, tutto è concesso pur di diventare popolari. E virali. Tutto, proprio tutto si fa: persino gettare in pasto, i propri figli, ai cannibali del web.
IL CYBERBULLISMO
Silenzioso nella forma, allarmante nella sostanza. Il fenomeno tutto moderno del cyberbullismo miete vittime, specie fra i più giovani (se non, addirittura, fra i più piccoli). Bullizzati per il proprio aspetto, derisi per qualche chilo in più e qualche like in meno. Spesso, i malcapitati, sono bambini immortalati dai genitori e “postati” (inconsapevolmente) su social e derivati. Basta veramente poco per ferire una persona. Ci vuole invece molto, molto di più per risanare quella ferita: a volte, talmente profonda da risultare mortale. Secondo internetsafety101.org, ben il 90% dei minori ignora atti di cyberbullismo ai danni di altri, sempre giovanissimi. Come se un account consentisse tutto, come se uno schermo concedesse il lusso (ingiusto e malsano) dell’immunità rispetto al dolore altrui. Quello del cyberbullismo è un male 2.0 nel quale, quasi sempre, i genitori giocano un ruolo essenziale: proteggere, quindi, non è uno scrupolo bensì un dovere.
NON SOLO BULLI DA TASTIERA
Già, non “solo” bulli. Nel mare magnum della rete, si nascondono anche predatori cibernetici. Personaggi loschi, i pericolosi e cattivi che ogni storia (da Esopo ai classici Disney), presenta. I tentatori travestiti da comuni ragazzini, i lupi celati sotto le vesti confortanti della nonna di Cappuccetto rosso. I criminali agiscono indisturbati persino negli apparentemente innocui giochi online. Basta poco per entrare in contatto con un minore. Basta altrettanto poco per depredarlo, estorcendo informazioni, dati e peggio ancora foto. Non solo i profili social, quindi: i tentacoli malvagi della rete sono molteplici, pericolosi, subdoli. Spegnere il PC, mollare lo smartphone: meno sopravvivenza online, più vita offline. Più sport, magari. E giochi sani: tornare indietro, a volte, non è affatto così male. Anzi…

GENITORI CHE “POSTANO” I FIGLI
Esiste un termine coniato ad hoc: si tratta dello sharenting, parola generata dalla contrazione di “share”, condividere e “parenting”, ovvero genitorialità. Foto, modernissimi video e avveniristici reels: persino le ecografie diventano virali. Momenti di straordinaria intimità, come il primo bagnetto o la prima pappa. Una popolarità inconsapevole, per i nascituri di oggi e per quelli di domani. Un’esposizione non richiesta, ai danni di bambini che, una volta cresciuti, potranno legittimamente chiedersi: “Mamma, papà, perché mi avete filmato mentre mi cambiavate il pannolino?”. I Ferragnez dei “tempi d’oro” (giusto per loro), sono stati pionieri: svendere la privacy dei propri figli, pur di accumulare likes, pur di “fare hype”, pur di lucrare e guadagnare, ovviamente. Nulla di divertente o “carino”: il fenomeno dello sharenting è attenzionato persino dal Garante della privacy. Finora, ben 4 proposte di legge per arginare (meglio ancora sradicare) questa moda insopportabile e malsana. La “fame di fama” di certi genitori deve, assolutamente, essere placata. Con le buone o con le cattive: perché, difronte alla tutela fisica ed emotiva di un bambino, ogni mezzo è “buono e giusto”.
MINORI ONLINE: ACCORGIMENTI UTILI
E se proprio non si può fare a meno di “postare”, ecco alcuni accorgimenti dagli esperti, per tutelare bimbi e minori online. Uno di questi, spesso deriso, è quello di nascondere o non inquadrare il volto del piccolo. Optare per la tecnica del pixellare o, più semplicemente, servirsi di emoji che nascondano quantomeno gli occhi del soggetto ritratto. Limitare la visibilità sui social (vedi impostazioni per la privacy) e, altra raccomandazione importante, evitare la creazione di profili dei minori (altra moda inconcepibile ma tristemente diffusa). Ultimo, non per importanza: documentarsi, bene, circa le direttive in fatto di rischi e tutela dei bambini esposti in rete. Uno dei pericoli peggiori, infatti, è quello del riutilizzo illecito di immagini diffuse poi nel cosiddetto darkweb o nel ben più accessibile Telegram. Non si tratta “solo” di rischi ma di atroci, diffuse, disumane realtà: la cronaca, anche recentissima, purtroppo insegna.
PROPOSTE DI LEGGE: COSA STA FACENDO IL NOSTRO GOVERNO?
Non trattandosi di casi isolati (il ché non sminuirebbe di certo la gravità e delicatezza della materia), anche il governo ha deciso di intervenire. In primis, con la regolamentazione del fenomeno delle baby influencers (proposta n. 1771/2024). Non solo questo, però: come precedentemente accennato, negli ultimi mesi sono state presentate alla Camera dei deputati 4 proposte di legge a tutela dei più piccoli. Il possibile, pur di contrastare quell’archivio digitale dalle mastodontiche dimensioni: foto di ogni tipo di bambini e bambine ritratti persino in costume da bagno o (peggio ancora) con un misero pannolino addosso. Tracce incontrollabili e incontrollate che si sedimentano in rete: chi guarda? Chi condivide? Chi memorizza e poi, inoltra? Si prova a disciplinare questi genitori incoscienti e indisciplinati, appunto, attraverso la proposta di legge n. 1217/2024. Proposta che si esprime a tutela del diritto di riservatezza del minore (sempre tenuto conto della volontà del diretto interessato). L’esecutivo è intervenuto anche servendosi di una efficace campagna di comunicazione datata 14 gennaio 2025: un docente, con toni leggeri ma chiari, espone ad una coppia di genitori tutti i rischi che si corrono esibendo i propri figli sui social network. Emerge che, in Italia, ben 7 genitori su 10 non chiedano il permesso ai bambini, prima di rendere virale un’immagine o video con loro protagonisti. Tendenza esplosa, esattamente come tante altre negative, durante il lockdown da covid-19. Uso smodato delle varie piattaforme, con preoccupanti vuoti normativi: lo status quo attuale, appare proprio così.

PEDOPORNOGRAFIA ONLINE
I pedofili, verso i quali ci risulta impossibile nutrire la benché minima compassione, si servono per lo più di materiale digitale. Reclutamento di immagini attraverso profili pubblici di genitori desiderosi di popolarità o, più semplicemente, in preda ad attacchi di egocentrismo acuto. Foto spesso modificate con sofisticati software: per giungere alla sacra ed inviolabile nudità dei più piccoli. Ultimo caso, solo in ordine cronologico: a Cosenza, 34 arresti con perquisizioni in altre 56 città. Indagini a tappeto anche a Reggio Calabria, con la gravissima accusa di sfruttamento sessuale di minori online. Ben 115 le perquisizioni, grazie all’attività investigativa denominata “Hello”. Arresti in flagranza: il reato contestato è quello di detenzione di materiale pedopornografico (con decine di migliaia di file illegali scoperti). Il tutto, abilmente criptato con sistemi di crittografia e archiviato in cloud.
MENO ONLINE, PIÙ OFFLINE
Più vizi o più virtù? Come per tutto, anche social e questo mondo digitalizzato ci richiamano alle armi. Armi fatte di buonsenso, di sacrosanta riservatezza e sacro senso del pudore. Un invito a vivere più offline e sopravvivere meno online. Con un augurio: che, specie ai bambini, venga mostrato uno schermo in meno ed un foglio di carta, tutto da colorare, in più. Possiamo tutti riuscirci: perché volere è potere. E, di potere, ne esiste ancora uno buono. Quello che tutela, custodisce e protegge tutto ciò e tutti quelli che amiamo. Perché, l’amore, passa anche da qui.
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1 commento
Solo un cervello da gallina può arrivare a postare i figli sul web. Quando saremo consapevoli che qualcuno ci tratta come polli sarà troppo tardi